Il social per le aziende

C’è addirittura chi ci ha scritto un libro: Erik Qualmann (Socialnomics), su quanto sia numericamente imponente e potenzialmente un cambiamento radicale di usi e consumi il “social”.

Ad oggi, naturalmente, l’utilizzo prevalente è per usi “personali” del social, sia ludici che professionali, ma certamente c’è chi sta immaginando e scommenttendo anche su utilizzi più business.
Quest’estate, McKinsey, ha pubblicato un report piuttosto interessante sul “liberare il potenziale del social per le imprese”.

All’interno del report si analizzava, in maniera strutturata, come il social potrebbe avere impatto a livello di impresa. Dal report ho estratto qualche “picture” come questa:

Social per le imprese

Che mostrano la struttura immaginata.
I vari strumenti “social” sono canali di comunicazione aperti, tracciabili, e stimolabili. Tramite questi è possibile comunicare con clienti, potenziali clienti, partner, agenti di vendita, fornitori e altre risorse dell’azienda, che magari lavorano in spazi o in tempi diversi.

Ovviamente, quindi, tutte le funzioni organizzative che già da tempo comunicano con i clienti e con il mercato, sono particolarmente adatte ad utilizzare il social come strumento, dal marketing, che può raccogliere indicazioni, apprezzamenti, feedback e “sentiment” su un prodotto, su un brand o su una campagna che viene lanciata, alle vendite, che potrebbero utilizzare il mondo social per generare leads e per spingersi verso il “social commerce”.
Anche i servizi di supporto alla clientela possono beneficiare di questo tipo di canali, aprendo il supporto social, inoltre, possono avere a disposizione chi risolve problematiche o fornisce suggerimenti sull’utilizzo dei prodotti anche da parte di altri utenti, che si trasformano, in questo modo, in promotori dell’azienda.

Molto interessante anche lo scenario legato all’utilizzo di sviluppo dei prodotti. Esistono già diversi casi reali di aziende che si stanno facendo supportare da focus group alla creazione di soluzioni, di package, e in alcuni casi anche di veri e propri concept di prodotti innovativi.
Anche all’interno dell’organizzazione stessa è possibile abilitare il social per consentire di migliorare la comunicazione tra le diverse funzioni e, magari, tra diverse organizzazioni.

Scorrendo gli esempi proposti e i casi reali concreti analizzati, si rimane sempre stupiti di come fattori abilitanti alla comunicazione e alla socializzazione, possano avere impatti così rilevanti sulle organizzazioni.
Certo è molto difficile immaginare come queste evoluzioni possano essere applicate in Italia, dove la tradizionale resistenza al cambiamento, la scarsa attitudine ai processi, e la crisi economica attuale, sono freni importanti, ma è senz’altro vero che, più di altre culture, la nostra è estremamente “relazionale”.
Queste saranno grandi opportunità da raccogliere, sia per i business attuali che per quelli che verranno, chi riuscirà a raccogliere la sfida?

SocialNomics–Eirk Qualmass
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Novita dal CES 2012…

Il CES è il Consumer Electronic Show, e si tiene a Las Vegas, tutti gli anni, a gennaio.CES

Si tratta della fiera più grande legata all’industria dell’elettronica di consumo e, come dice appunto il nome, è legata al mondo “consumatori” sia di elettronica che di informatica.

Quella di quest’anno (si è svolta a Las Vegas dal 10 al 13 di gennaio) è stata un’edizione particolare: da un lato Microsoft (che negli ultimi anni faceva addirittura l’evento di apertura del CES ed era una delle attrazioni principali) ha dichiarato che questa sarebbe stata la sua ultima partecipazione, dall’altro si è potuto notare come l’evoluzione abbozzata negli ultimi anni stia prendendo corpo in maniera sempre più significativa.

Partiamo da Microsoft. La dichiarazione di non presenziare più a CES in effetti potrebbe colpire: Da un lato è evidente come, anche per l’IT, sia in atto un sorpasso, in termini di dimensioni del mercato da parte del mondo “consumer” rispetto alla parte “business”. Dall’altra è ancora più evidente come Microsoft stessa, nata dal PC e quindi dal consumer, abbia via via costruito una vocazione forte verso il mondo business / enterprise, ma che rimanga attenta e concentrata (e con tanti ricavi che da li provengono) al mondo consumer.
XBox è un esempio incredibile di successo (e di recupero), ed ultimamente sempre più spinte all’innovazione arrivano proprio dal mondo consumer e vengono poi ereditate dal business (spesso maldigerite).

Il senso quindi della rinuncia da parte di Microsoft a CES è proprio quello di seguire le orme di Apple e Google e concentrarsi su eventi propri, o comunque più piccoli, maggiormente allineati ai propri tempi di rilascio, così da poter generare più “hype” più interesse su quanto viene portato al mercato. La scelta è quasi necessaria in un mondo sempre più “social” che fa del passaparola (il “buzz” come viene chiamato dagli americani) lo strumento centrale di promozione.

Peccato perchè, anche in questa edizione, sono state tante le cose interessanti che stanno venendo fuori da (e vicino) a Microsoft.
Qui il link alla keynote di Steve Ballmer:  KEYNOTE (prima parte)

Partecipando da anni alla partner conference MS, sono rimasto sempre colpito dalla varietà dei concorrenti. Da Oracle ad IBM a Linux a VMWare, ma senza disdegnare (anzi in questi ultimi anni diventano i competitor numero uno) Google ed Apple, e non ne cito un’altra decina almeno.
E’ evidente che Google ha un motore di ricerca e vive di pubblicità, Apple ha il marketplace e dei device molto intriganti, mentre Oracle ha il Database e un bel po’ di tecnologia correlata. Il punto è che, come piattaforma, non hanno nulla di integrato.
Spesso, dal punto di vista tecnico, anche la tecnologia della casa di Redmond ha qualche pecca dal punto di vista dell’integrazione ma la visione, storicamente, è sempre stata molto chiara.

Il mondo sta convergendo in una società sempre connessa, con strumenti che abilitano questa visione sempre diversi (un tempo erano i PC, poi i telefoni, quindi i tablet, ora ci sembrano i televisori, ma in realtà tutto può essere connesso ed interagire: Auto, Frigoriferi, semplici finestre).
Questi dispositivi che spesso hanno strumenti che abilitano scenari evoluti (Videocamere, GPS, accelerometri, bussole, sensori di vario genere), si appoggiano a servizi che vengono forniti attraverso la rete (il famoso Cloud) sfruttando da un lato quello che è il network sociale che ciascuno di noi si è creato, e dall’altro fornendo un “feedback” al nostro piccolo mondo su cosa stiamo facendo, cosa proviamo, come ci vogliamo mostrare.
Da qui nascono cardiofrequenzimetri collegati alla rete, trainer personali, auto che conoscono la nostra musica, ce la fanno sentire e la raccontano ai nostri amici così che loro possano condividerla, comunicando ritardi, incidenti, film che ci interessano).

Tante sono state le tecnologie abilitanti (Virtualizzazione, touch e multitouch, evoluzione della rete, fattori di forma e riduzione delle cpu e dei consumi) e tante stanno arrivando ora (strumenti di controllo vocale e soprattutto gestuale).
In questo percorso, la cosa più interessante, è che Microsoft è sempre stata sia leader che profondamente presente.
E questo le permette, al momento, di recitare ancora un ruolo da grande protagonista per il futuro. E’ evidente che la borsa e gli azionisti premono e portano spesso ad una visione di breve periodo ($ per azione), ma nel lungo periodo, non esistono al momento aziende che hanno uno stack tecnologico così ben posizionato per soddisfare questo futuro da “permanentemente connessi”.

Non ci resta che aspettare e vedere cosa ci riserverà il futuro…

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Consumerizzazione, Visual, e nuove interfacce

La consumerizzazione dell’IT richiede semplificazione. Richiede interfacce utente semplici, facilmente consumabili, gratificanti e stimolanti.
Questa lezione è stata imparata bene da molti, ed è stato il mantra che ha portato Windows ad essere il sistema più diffuso attualmente, così come ha portato nel baratro sistemi eccellenti dal punto di vista tecnico ma mancanti dal punto di vista dell’interazione (un esempio eclatante è NetWare, il sistema di rete Novell).
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Questa metafora è tanto più vera laddove esiste competizione, laddove c’è stimolo dal punto di vista della ricerca e sviluppo.
Apple recentemente ha alzato le asticelle, semplificando la fruizione di apparati come iPad, iPhone e iPod. Molti concetti di interfaccia tradizionali stanno scricchiolando, e all’orizzonte si intravedono nuovi approcci (QUA è possibile vedere un video di un sistema Windows 7 controllato attraverso un apparato Kinect, ma in rilascio ci sono sistemi molto più interessanti).
Sono passati anni prima che il concetto di motore di ricerca venisse evoluto e sviluppato così come si sta sviluppando negli ultimi tempi!
Google ha inserito l’instant search (per modificare le chiavi di ricerca inserite), l’anteprima dei risultati (molto interessante), e sta lavorando freneticamente per contrastare un altro approccio alla ricerca di informazioni: Il Feed dei social network.
Merito di queste evoluzioni va sicuramente a Bing, il nuovo motore di ricerca Microsoft, che sta rilasciando anche approcci completamente nuovi verso la ricerca (quantomeno verso la ricerca di alcune tipologie di informazioni), con strumenti come il Visual Search, che è l’adattamento di una tecnologia interessante (PivotViewer) alle ricerche su Internet.

 
Certo è che stiamo appena cominciando a vedere dove ci porteranno queste nuove interfacce, questo nuovo approccio verso l’accesso alle informazioni, anche se alcune soluzioni che stanno emergendo fanno capire le potenzialità e direzioni.
E’ il caso di Qwiki, tecnologia notevole attualmente in versione alpha, ma che mostra già alcuni esempi sorprendenti.
Da una parte si libereranno sempre di più i fattori di forma tradizionali, e gli strumenti di accesso alle informazioni saranno i più disparati, e in quest’ottica, consumare delle informazioni con una struttura ed un’interfaccia più immediata ed accessibile (video / voce) stimola.
Se cambiamo il punto di vista, però, si torna indietro: Mentre ora la rete offre tutta l’informazione che si desidera e la si “tira” verso di se con modi, quantità e tempi scelti dall’utente, dovendo semplificare il caos informativo e renderlo più accessibile, si cammina verso la “spinta” di informazioni confezionate.
Corsi e ricorsi storici?
Nel frattempo possiamo goderci tutto il marketplace di APP per Windows Phone 7 su Bing tramite Visual Search, con la possibilità di scaricare immediatamente con le TAG (provato e funziona molto bene). Un’altra bella opzione per Windows Phone che sta cavalcando, manco a dirlo, una nuova fruibilissima interfaccia utente.

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Scenari dal futuro

Nel luglio di quest’anno, una piccola compagna di sicurezza bielorussa, ha individuato una “minaccia” ai sistemi piuttosto strana.
Il Worm (almeno così è stato definito, anche se sarebbe corretto trovare una nuova definizione a questo tipo di minaccia) era estremamente sofisticato, qualcosa che andava ben al di là di un singolo esercizio stilistico di qualche sviluppatore in cerca di fama (o di qualcosa d’altro).

Lo scenario di attacco era estremamente singolare: L’obbiettivo di questa minaccia, infatti, era l’alterazione del funzionamento di particolari sistemi SCADA, quindi sistemi industriali, ne sceglieva fra l’altro di specifici, ed andava a modificare il funzionamento dei PLC del sistema per alterare (e danneggiare) il funzionamento dei motori collegati ai PLC.

StuxnetPer “aggredire” i sistemi si sfruttava un motore che verificava ben 5 vulnerabilità, delle quali ben 4 “zero day”, ossia completamente sconosciute e prive, quindi, di patch per evitarle. Il sistema bersaglio è Windows, anche se è mirato alla versione embedded.
Ci sono svariate altre raffinatezze ed evoluzioni tecniche in questa minaccia che richiedeva, per la sua realizzazione, un team di persone, esperte di processi industriali e di informatica e diversi mesi uomo di realizzazione.

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Se si da un’occhiata ai sistemi colpiti, salta assolutamente all’occhio il fatto che, la stragrande maggioranza dei sistemi colpiti sia in Iran.

Quindi, ricapitolando, abbiamo una “minaccia” che è stata costruita ad hoc da un team piuttosto sofisticato di persone (con un costo significativo, pertanto), con l’obbiettivo di compromettere impianti industriali di una specifica nazione.

La cosa, di per se, fa pensare moltissimo, ed offre scenari per il futuro genericamente interessanti.
La diffusione straordinaria dell’IT, sta portando ad una proliferazione di sistemi che vengono utilizzati in una grandissima maggioranza di processi industriali, finanziari, di controllo, di comunicazione. Tanti più sono i sistemi, tanto più è complesso gestirne la sicurezza, il patching, il monitoraggio.
La consumerizzazione, poi, porta ad avere sistemi che hanno un’attenzione alla gestione ed alla sicurezza modesta, mentre i sistemi industriali sono pensati come concettualmente “sconnessi” dal resto del mondo, e spesso annegati in apparati industriali che non hanno però procedure specifiche di manutenzione e sicurezza.

Questo significa che, nel futuro, ci saranno gli spazi per sostenere costi maggiori relativi alla costruzioni di minacce estremamente sofisticate.

Quante domande emergono da questo scenario? L’IT è un’onda che non si fermerà certo per questi timori, ma sarebbe necessario avere una polizia informatica? E che giurisdizione potrebbe avere questo tipo di forza dell’ordine?
La semplificazione massiva dell’IT legata alla consumerizzazione aumenta o diminuisce a dismisura la governance dei sistemi e, quindi, la loro sicurezza?
Che ricadute politiche può avere, invece, una minaccia che ha come bersaglio un sistema operativo realizzato da un’azienda americana in un paese “avversario” degli stati uniti?
E ancora: Visto il livello di sicurezza medio delle aziende (che tendenzialmente hanno un approccio più reattivo verso i problemi IT), che rischi reali corrono le aziende in un momento nel quale tendono ad economizzare i loro investimenti disinvestendo dalla sicurezza?

Ai posteri l’ardua sentenza.

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Il mondo al di là dell’oceano

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E’ notizia recente che Google abbia deciso di aumentare del 10% il salario a tutti i suoi 23mila dipendenti.
La cosa, vista con gli occhi di chi fa impresa da questa parte dell’oceano, soprattutto in una delle nazioni più complesse dove fare impresa come l’Italia, fa sorridere e pensare.
In un momento dove le tendenze sono il precariato utilizzato come strumento strategico e l’offshoring, pensare che un’azienda che viene percepita come dinamica, innovativa, in crescita, con un modello di business sull’IT diverso tale da rendere pensierose molte aziende leader del settore, pensi che le sue risorse umane (TUTTE) sono così strategiche, così di valore, da dare incondizionatamente un aumento del 10% è piuttosto strano.

Nello stesso periodo, Evan Williams, il fondatore, il “papà” di Twitter, ha deciso di Evan Williamsrinunciare al suo ruolo di CEO di Twitter, assumendo solo il ruolo di responsabile dello sviluppo di prodotto, e provvedendo ad ingaggiare un manager che si preoccupi di gestire la “sua” azienda.
Anche questa notizia, vista da una nazione dove c’è la minore percentuale di manager con MBA d’europa, dove i politici hanno l’età media più alta, e dove le aziende raramente sopravvivono ai salti generazionali, suona davvero strana.

E’ però certamente vero che, grazie anche ai venture capitalist, tutte le idee più innovative e stimolanti delle nuova Web Economy, arrivano da un’altra parte. E l’Italia, paese ricco di cervelli e creatività, vede emigrare all’estero le sue risorse migliori, e vede la sua economia non solo in difficoltà, ma anche con una visione strategica pessima.

E questo il futuro che vogliamo? o forse è venuto il momento per cambiare punto di vista, cambiare paradigma?
Spesso sento dire che la colpa di questo impoverimento, di questa decadenza è il governo, la politica, le istituzioni. Certo è vero che non stiamo certo esprimendo una grandissima classe politica, ma tutto questo non è forse il prodotto di una società che fatica a smarcarsi da approcci negativi e di convenienza personale?

Non è naturalmente tutto così, c’è tanta, tantissima “bella Italia” la fuori, ma rischia di essere fagocitata da un rumore di fondo molto negativo.
Mi capita spesso di andare all’estero e di vedere le differenze culturali e di approccio, e non posso pensare che non si riesca a sfruttare quell’immenso potenziale creativo e intellettuale che ci caratterizza.
Basta pensare solo al presente, basta rifiutare le sfide, basta anestesie cerebrali!

Ho un sogno, quello di poter crescere un figlio in un’Italia diversa, stimolante, brillante e in crescita, che bella speranza riuscire a realizzarlo.

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Windows Phone 7… dopo 15 giorni

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Il 21 di ottobre, dopo un po’ di attesa, è uscito finalmente il nuovo sistema operativo “mobile” di Microsoft. Si chiama Windows Phone 7, è decisamente rivoluzionario rispetto ai precedenti Windows Mobile 6.x. Per garantire un taglio con il passato è stato ripensato, riprogettato e riscritto da zero.

Personalmente sono un utilizzatore piuttosto robusto dello “smartphone”, anche se, con il mio precedente telefono (un HTC Touch Pro 2), mi limitavo ad utilizzarlo, in grande prevalenza, come telefono.

Tante cose viste nel tempo (la prima beta di Windows phone che vidi risale a più di un anno fa) avevano creato interesse, curiosità ed aspettative, e così mi sono trovato ad utilizzare questo nuovo sistema appena uscito, circa 15 giorni fa, appunto.
Non ho intenzione di fare una recensione tecnica, questo lo lascio a siti tecnici decisamente più tagliati, ma voglio dare il mio punto di vista, da utilizzatore, e valutare, in prospettiva, l’impatto che questi strumenti potranno avere sulla fruizione dei contenuti IT, nel prossimo futuro.

Partiamo dall’utilizzo del telefono: La prima parola che mi viene in mente è “immediato”, una volta acceso ci vuole veramente pochissimo per cominciare ad utilizzarlo. L’interfaccia è semplice, semplicissima (forse addirittura troppo), e l’esperienza è notevole, sia il tocco che i tempi di risposta che la grafica rendono l’utilizzo estremamente fruibile.
Tutti gli strumenti relativi alle comunicazioni personali (intendo Posta Elettronica, Calendario) sono notevoli, e anche l’assenza di una tastiera viene compensata adeguatamente da un sistema di correzione efficace delle parole.

Un’aspetto interessante è che, come Live Essentials 2011, vengono integrati i contatti dei diversi Network ai quali uno è collegato (Live, Facebook) con i contatti già presenti nell’agenda personale.
In questo modo viene offerta una vista unica su tutte le attività ed i modi di contattare una singola persona, e analogamente, di tutte le comunicazioni che si ricevono.

Per quello che riguarda lo strumento di “produttività” individuale (Office), la consultazione di files sul telefono è veramente notevole. I files powerpoint sono quasi utilizzabili come da un normale PC, mentre excel e word (grazie anche ad alcune novità sui prodotti) sono comunque utilizzabili nel limite dell’interfaccia e del fattore di forma.
Bellissima l’integrazione di onenote che consente di condividere note sincronizzate in maniera eccellente tra Web, PC (qualunque) e telefono, con la possibilità di inserire foto e note vocali nei blocchi con grande facilità.
Come strumento di condivisione dei files si può utilizzare facilmente Live Essentials (quindi lo spazio SkyDrive), oppure SharePoint 2010.
L’integrazione con Live porta anche a poter utilizzare il calendario personale di Live Essentials, offre la condivisione delle foto sullo spazio personale, e propone due strumenti “aggiuntivi”: La possibilità di tracciare il proprio telefono (Impostandolo per trasmettere la propria posizione GPS ogni tot minuti), o di configurarlo da remoto per bloccarlo e mandare una schermata di “avviso” a chi lo avesse ritrovato con le indicazioni per restituirlo.
La navigazione su internet è adeguata, mentre diventa molto facile connettersi a reti Wireless (cosa peraltro molto indicata, visto che, come capita ultimamente anche ad altri device, il telefono risulta molto spesso connesso alla rete).

Anche l’aspetto più “ludico” del telefono è validissimo, sia la musica (con le cuffie è decisamente meglio), che i video, che le foto, si godono benissimo, mentre non riesco a capire l’integrazione con la parte “live” dei giochi (ma qui bisognerebbe utilizzarne qualcuno per capirne le potenzialità).
Come “nice to have” sicuramente molto interessanti le mappe (che si svilupperanno molto con i servizi “location based”) e le app che vengono fornite in aggiunta (Sveglie, calcolatrice, torcia elettrica..)

Sul Marketplace ci sono già molte applicazioni (non certo tante quante sul marketplace di Iphone o di Android), ma alcune molto belle (C’è l’APP di RAI che consente di vedere tutte le dirette oltre ad una settimana di replay) e ogni giorno ne vengono inserite moltissime nuove.

Tutto bellissimo? Quasi. Sicuramente è una gran bella partenza. Il sistema è solido, fluido e molto fruibile. Certo è stato molto semplificato, e per questo, impostare alcune cose un po’ più “critiche” non è banale o addirittura impossibile. Per attivare una connessione “sicura” al proprio server di posta è necessario “spedirsi” il proprio certificato via posta (naturalmente tramite Hotmail visto che la posta Outlook non funziona senza certificato Sorriso), non è possibile connettersi a reti wireless “invisibili” (non rilevabili), e non è possibile (penso per adesso) aggiungere suonerie personalizzate, tanto per dirne alcune.

Manca il Cut & Paste (non vitale ma molto utile), e non è possibile il tethering (ossia utilizzare il telefono come modem, cosa questa che vedo decisamente meno critica).
Per scambiare informazioni con il telefono non si usa più il “mobile center” ma deve essere installato un Client ZUNE sul PC che ha sicuramente un look più “giocoso” che professionale (Si gestiscono più foto, video e musica che documenti).

Come ciliegine sulla torta, invece, metto sicuramente il riconoscimento vocale dei comandi (notevole), l’integrazione via Bluetooth (utilizzo moltissimo il telefono con l’auto ed è fantastico con questa nuova versione), l’interfaccia utente (Queste “mattonelline” animate che danno immediatamente informazioni molto utili, lo screensaver a scomparsa che da anch’esso informazioni immediate su appuntamenti, messaggi e telefonate perse) e il device, davvero molto bello.
Un bell’oggetto, un’eccellente punto di partenza, ed un notevole concentrato di tecnologia.

 

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E per quanto riguarda l’azienda?
La domanda è interessante. Certo l’integrazione con Office, OneNote e SharePoint offre qualche spunto interessante (do per scontata l’integrazione con outlook che ormai hanno tutti i sistemi più diffusi, da RIM ad Android), mentre l’aver centralizzato le applicazioni sul marketplace da certamente solidità e semplicità di accesso, ma rende il deployment di applicazioni custom per le singole aziende più laborioso.

Certo disporre di un device molto fruibile come interfaccia, con un GPS ed un accelerometro qualitativi, abilita scenari di applicazioni mobili molto interessanti.
Avere poi il backup dei dati eventualmente raccolti in maniera semplice (tramite l’integrazione con SharePoint 2010), e poter controllare una flotta di telefoni con uno strumento centralizzato (Come dovrebbe essere con la nuova versione di System Center) aprirebbe degli orizzonti interessanti in uno spazio (quello degli smartphone) che si sta rivelando molto “personal” e poco “business” con una difficoltà oggettiva nel governare questi oggetti ed i dati che vengono esposti tramite il loro utilizzo.

La sensazione iniziale, comunque, è che questo sistema sia stato pensato per correre dietro ad Iphone e, soprattutto (visti i trend) ad Android.
Quindi sistema molto facile, fruibile, e ragionevolmente “chiuso” per garantirne un utilizzo semplice e poco problematico.

Concludendo mi sembra che questo sistema certamente colmi un gap importante che si era creato. Ora c’è un’alternativa molto valida ai 3 sistemi che la facevano da padrone. Ora si tratta di vedere come procederà l’integrazione nel futuro per capire questo potrà essere uno straordinario sistema sia personal che business (enterprise wide) o se farà la corsa solo su Iphone / Android, come RIM che resterà in disparte in attesa di capire come si muoverà Nokia con Stephen Elop (ex MS, ex Adobe) al timone.

Let’s stay tuned!

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Nel 2019…

Ultimamente mi capita sempre più spesso di leggere proiezioni a 10 anni di come si evolveranno le cose a livello IT.
Internet nel 2020, la casa nei prossimi 10 anni (ho anche avuto la fortuna di vedere il museo “living innovation” realizzato a Bruxelles), i supermercati del futuro…

Chi ha la fortuna di stare “dentro” il mondo IT riesce a vedere con qualche anno di anticipo, ma 10 anni sono davvero un mucchio di tempo! Soprattutto se si pensa a cosa c’era 10 anni fa! Il mondo è cambiato, e probabilmente ora la forza propulsiva verso l’innovazione è tanta, anche se la situazione macroeconomica è più critica.

Nel contempo condivido questo bellissimo video (che ha già qualche tempo) degli Office Labs di Microsoft, davvero molto visionario ma estremamente interessante. La cosa divertente è che ci sono già moltissime tecnologie “quasi pronte” che vengono rappresentate….

Il futuro della comunicazione
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Il (un?) futuro del lavoro, Il “turco” di Amazon, e il crowdsourcing…

Uno degli indicatori relativi a come l’IT (come mezzo) potrà portare ad impattare l’evoluzione del mondo del lavoro è come l’esplosione in generale dell’accesso alle tecnologie stia portando a nuovi “modelli” di lavoro, delocalizzati e, in molti casi nella “nuvola” di Internet.

Partendo dal generale esiste un fenomeno, che è stato definito come Crowdsourcing, che consiste, in pratica, nell’assegnare un “lavoro” ad un’entità sconosciuta e molteplice, tipicamente molto vasta.

Esiste già da tempo un fenomeno che, sfruttando il mezzo offerto da una comunicazione sempre più semplice ed efficace tra ogni punto del mondo, sfrutta le differenze culturali e salariali per trasformare il tradizionale concetto di “esternalizzazione” di uno specifico lavoro o progetto (che nel gergo IT viene definito Outsourcing), il fenomeno, definito genericamente Offshoring, riguarda moltissime industrie, e tra queste anche quella dell’informatica. Si tratta di trasferire un pezzo di produzione in parti del mondo dove il costo del lavoro è decisamente più basso, così da ridurre il costo complessivo di realizzazione di un processo.
Nell’informatica questo avviene moltissimo per lo sviluppo applicativo o per il supporto di primo livello, che viene spostato nei paesi dell’est (dall’europa), in India, o più recentemente (quantomeno il supporto) in Irlanda.

Con il Crowdsourcing si va decisamente oltre questo concetto. Si tratta di scomporre il lavoro in “micro” parti, e poi pubblicare la richiesta di esecuzione di questo lavoro (con i risultati attesi) nella nuvola, dove, chi ritiene di esserne in grado ed averne le capacità, può prendersi in carico quel pezzo del lavoro, eseguirlo e restituirne i risultati.
La somma di tutte queste attività, messe insieme, da il risultato finale, dove una generica “folla” (Crowd, appunto) di soggetti produce il lavoro finale.

E’ chiaro che questo tipo di approccio è complesso e si sposa ad alcuni processi specifici e non a tutti, ma deve far riflettere. Sicuramente ad oggi mancano molti presupposti, ed alcuni abilitatori, ma le domande che emergono dal valutare questa evoluzione sono diverse ed interessanti.

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Chi invece sta proponendo in chiave business questo approccio è Amazon, azienda interessante e particolarmente in fermento. Il suo approccio “cloud” al fenomeno è Amazon Mechanical Turk. Un “servizio” dove alcune aziende possono pubblicare alcune richieste di lavori (mini, dei task) e chi lo ritiene può sottoscriverle ed ottenere in cambio un pagamento.
Ad esempio questa attività (reale) dei “dolores lab” che pagano 0,25$ per ciascun sottoscrittore che legge delle storie e le organizzano in una sequenza di eventi.

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Traduzioni, raccolte di informazioni, ricerche di mercato, creatività, data entry, scrittura di procedure informatiche, testing, raccolta di idee innovative?
Quante cose possono essere fatte in questo modo? Che futuro ci sarà dietro questo? Che impatto potrebbe avere (anche dal punto di vista sociale e politico), l’utilizzo di approcci come questo a livello istituzionale?

BBKKMAChiudo con un ulteriore esempio concreto, interessantissimo: Qualche anno fa, Nathan Eagle, realizzò che dei 4,6 miliardi di persone che utilizzano un cellulare, circa il 75% viveva in paesi in via di sviluppo, e quindi disponeva già di uno strumento tecnologico mobile.
Ha realizzato quindi un servizio che ha chiamato Txteagle, che distribuisce piccoli lavori via SMS in cambio di piccoli pagamenti.

Provato ad immaginare lavori come la traduzione di un cartello stradale in lingue difficilmente conoscibili per aziende che realizzano sistemi di georeferenziazione (mappe satellitari), o tradurre parole in dialetti locali per iniziative di marketing, o ancora raccogliere informazioni sui prezzi delle materie prime o di altri mercati.

Sembra fantascienza? complesso da realizzare? Txteagle lavora con più di 220 operatori mobili ed ha raggiunto i 2 miliardi di sottoscrittori in 80 paesi.

Probabilmente il futuro è decisamente più travolgente e vicino di quanto si pensi.

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“Consumerizzazione” o Internet e la fornaia…

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Gradualmente, negli anni, è successo sempre più che quello che era il “mio” mondo, un mondo distante da quello normale, si sovrapponesse al mondo “normale”

Ricordo i primi tempi della prima Internet, ricordo Gopher e Veronica!, i MUD, le prime mail scambiate e scritte con editor di testi improbabili, i primi “crawler”.
Un giorno, mi capitò che, andando al forno per prendere un po’ di focaccia genovese, la fornaia, quasi in sordina mi chiese “Ma tu ce l’hai L’Internet?”.

La domanda naturalmente mi strappò un sorriso, ma segno l’inizio di un’evoluzione che ora vede Facebook, Twitter, YouTube  come veicoli di diffusione massiccia dell’IT e dei suoi servizi. Il “social” ha fatto esplodere il concetto di Informazione.

Ormai tutti quanti hanno un qualche punto di contatto con la rete, con la tecnologia dell’informazione. 24 delle 25 più grandi testate giornalistiche hanno evidenziato cali drastici nelle vendite, tutte le più grandi testate italiane hanno un sito online.
Il concetto stesso di TV si sta evolvendo: da un lato l’oggetto televisore sta diventando più ricco e connesso alla rete (come presto saranno anche l’automobile, il frigorifero, il forno…), dall’altro la fruizione di contenuti video non è più esclusiva di chi dispone di asset preziosi (frequenze, infrastrutture limitate di trasmissione, canali satellitari), la RAI è disponibile online con un’esperienza molto più ricca della televisione normale (Si possono vedere contenuti registrati, fare pause ed avanzamenti veloci..), le enciclopedie hanno perso ogni significato Wikipedia ha 13 milioni di articoli e studi dimostrano che è più precisa dell’Encyclopedia Britannica.

Su YouTube si trova praticamente qualunque cosa (a patto di non cercarla in Italiano, visto che siamo il primo paese in Europa come richieste di cancellazione di contenuti), audio, video, user generated, canali veri e propri.

Tutto questo è semplicemente devastante. Cambia l’esperienza di chiunque acceda a questo patrimonio informativo, e la cambierà sempre di più con l’introduzione di altre “finestre di accesso” e di servizi più personalizzati e ricchi.
Naturalmente, in questo contesto, la realizzazione di soluzioni per il mondo dei Consumatori (Consumer) diventa stimolante e premiante per le aziende del settore IT (Un caso eclatante dal quale trarre interessanti spunti può essere quello di Zynga, azienda nata “solo” a luglio 2007, che conta oggi 1.300 dipendenti, 400 posizioni aperte, ed un  valore sul mercato di 5,61 Miliardi di dollari), ma non solo: Il paradigma dell’informatica “guidata” dalle esigenze di produttività aziendale, di automazione che porta poi delle ricadute per il mondo dei consumatori si capovolge.
Già è accaduto con la messaggistica unificata dove Skype e Messenger hanno spinto (e stanno spingendo) una rivoluzione degli strumenti di collaborazione aziendali, ed in generale sta accadendo per una quantità di strumenti, applicazioni, servizi e modalità di accesso all’informazione.

E’ tutto meraviglioso, bellissimo, virale e coinvolgente? non proprio Sorriso

Naturalmente i vecchi, isolati, inaccessibili Mainframe, sistemi lontani e scarsamente fruibili avevano una caratteristica straordinariamente interessante: Erano SICURI.
L’informazione era affidabile, in qualche modo garantita, e veniva protetta, sia dai perimetri tecnologici che venivano eretti a sua tutela, che dai processi e dalle modalità di accesso.
L’esplosione delle architetture distribuite ha presentato problemi di sicurezza, ha creato lo spauracchio degli Hacker, ed ha portato i sistemi informativi verso l’esigenza della razionalizzazione, del consolidamento, della Governance.
Governance vs Empowerment, governo dei sistemi, garanzia e sicurezza verso servizi aperti e distribuiti. Questa è sicuramente una sfida futura molto interessante. L’onda che parte dal basso, dal sociale, dal consumer non si può arrestare, chi sarà in grado di imbrigliarla o di cavalcarla avrà certamente un grosso vantaggio competitivo nel futuro.

E la fornaia? Sorriso cavolo dimenticavo! Con un rapido salto di carreggiata vado a Supertennis, canale (disponibile anche online) della federazione italiana tennis. La pubblicità promozionale della Coppa Davis e della Fed Cup viene fatta con una colonna sonora molto interessante, incalzante, coinvolgente ma, ahimè sconosciuta!
E qui ci viene incontro un servizio internet: Shazam, e la sua App per Windows Phone 7, che riconosce il pezzo come MARS di Nick Ingman & Terry Devine-King (mai sentiti prima, confesso).
Beh, il pezzo, che potrete ascoltare di seguito è stato scritto per un VIDEOGIOCO Basito, heavy rain, la cui copertina potete vedere sopra…
Già, il mondo è cambiato, ho scoperto un brano perchè amo il tennis, e il brano, utilizzato dal canale di una federazione sportiva è stato scritto per un videogame, un piccolo film che solo chi ha una Playstation 3 può vedere.

Il video e il brano è su YouTube (Sorriso): http://youtu.be/hVcAxRePLZE

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Big Shift…

Ricordo ancora il primo giorno. Lo ricordo bene, nitido, come fosse ieri.

Non ricordo precisamente la data, anche se l’anno è indimenticabile: Era il 1981, avevo 10 anni, e mio padre entro in casa con uno dei suoi regali bizzarri. Non erano automobiline però, o soldatini, era una strana scatola nera con dei tasti, era uno ZX81.

Da allora ho conosciuto l’informatica, in un modo strano, difficile da spiegare, forse anche difficile da comprendere in assoluto.
Ho visto i grandi sistemi, i “linguaggi di programmazione” formali derivanti dalla matematica, o orientati al risultato (Fortran, Pascal, RPG, Cobol persino il LOGO!).
Ho visto nascere la logica delle reti distribuite (ricordo ancora con emozione il primo collegamento ad ITAPAC), l’ascesa e (spesso) la caduta di grandi aziende (Borland, Ashton-Tate, Novell, WordPerfect), l’evolversi di tecnologie complesse e oscure in un insieme di funzioni e servizi sempre più semplici, sempre più diffusi.

Siamo senza dubbio di fronte ad un altro salto quantico, ad un “big shift” come dicono i nostri colleghi d’oltreoceano. La consumerizzazione dell’IT, la disponibilità della connettività, la proliferazione di apparecchi mobili che vanno oltre il semplice concetto di PC, e la costruzione di servizi “nella nuvola” sono un insieme di fattori straordinariamente determinanti per tracciare un futuro che possiamo immaginare, ma che certamente non indovineremo con certezza.

L’intersezione di questo shift culturale con la crisi economica (che è ben più strutturale rispetto a quanto fatto emergere “semplicemente” dalle criticità del sistema finanziario senza controlli (con la famosa logica fantasiosa del mercato che si “auto-regola”) e della globalizzazione (quindi diversità, quindi decrescita) porterà ad un nuovo mondo, ad un nuovo futuro.

Naturalmente capire cosa accadrà, come si evolverà il nostro futuro è più materia di sociologi o economisti, ma certamente l’IT, L’Information Technology, si sta evolvendo da supporto a fattore determinante. E’ fuori dal mio contesto capire come si sviluppa la società, posso solo osservare e cercare di capire, ma sarà un piacere condividere e confrontarsi su quanto sta accadendo nel mondo ormai colorato della tecnologia dell’informazione.

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