Open position…

L’azienda che ho il privilegio e l’onore di guidare da ormai 16 anni (SoftJam) quando cominciò a crescere ed a strutturarsi, decise, e fu tra le prime decisioni strategiche, che avrebbe puntato sulla tecnologia Microsoft. Era la fine degli anni 90, e Microsoft aveva una caratterizzazione forte per il mercato cosidetto consumer, quello degli utenti domestici.

Internet, allora, era una realtà ben diversa da allora, Apple non era ancora ripartita, e i telefoni erano “solo” telefoni Sorriso

Una delle intuizioni che avemmo allora (e a pensarci bene, oggi, sembra trascorsa un’era geologica) fu quella che la tecnologia Microsoft avrebbe avuto una rilevanza strategica nell’IT delle aziende. Tecnologie come Exchange, SQL Server e Windows Server sembravano promettenti, così come i primi tentativi di clusterizzazione offerti da NT 4.0.
Ma gli aspetti più stimolanti del seguire il percorso tecnologico portato avanti dalla creatura di Bill Gates, erano certamente più sottili, meno “tangibili”: La passione verso la tecnologia, che si percepiva, si respirava, con questa visione “un PC sulla scrivania di ognuno” di democratizzazione dell’informatica, che si sognava come abilitatore per le comunicazioni di tutti, la voglia di competere in scenari difficili, spesso come veri e propri sfidanti, e questa capacità di rialzarsi da errori clamorosi (Ignorare inizialmente Internet ed il TCP/IP) con una visione comunque molto ampia dell’evoluzione degli scenari portati dalla tecnologia (I libri di Bill Gates sono interessanti ancora oggi, che il mondo è cambiato con una rapidità impressionante).

Ora, appunto, il mondo è capovolto. Il mondo consumer è esploso, porta a molti più ricavi del mondo business, ed altri attori sono entrati prepotentemente nel mercato (Samsung, Apple), e Microsoft si appresta ad una svolta epocale.

Le lacrime recenti di Steve Ballmer e l’emozione di Bill Gates sono un indicatore di quanto entrambi fossero legati profondamente a questa azienda. Il tempo è passato per tutti, ed ora, la cosa buffa è che la Microsoft viene accusata, dal mercato di non mollare il mercato consumer, concentrandosi su un mercato, business, nel quale ha un ruolo rilevante di leader.
Steve Ballmer ha annunciato, ormai da qualche tempo, che entro 12 mesi avrebbe rinunciato alla sua posizione, cedendo il posto ad un nuovo CEO. Lo ha fatto perchè il mercato (finanziario) ha continuato ad esercitare sulla “sua” azienda pressioni notevoli non credendo alla sua capacità di continuare a produrre profitti e valore, così come fatto negli ultimi 20 anni.
Eppure, a differenza di molte altre aziende, Microsoft è cresciuta enormemente come profitti, anche se, come ha detto recentemente Ballmer al meeting degli azionisti(togliendosi qualche sassolino dalle scarpe), nonostante una crescita di 3 volte i profitti (a 21,8 Billion $ da 7.8 Billion $ del 1998), il valore dell’azione è il 60% di allora.

Microsoft è stata incredibile come azienda, in un libro del 2004, divertentissimo “alla ricerca della stupidità” c’è una comparazione tra le classifiche dei maggiori produttori di Software del 1984 e del 2001. Microsoft era seconda nel 1984, ed è l’unica azienda ancora presente nella classifica del 2001. A 12 anni di distanza, avendo cambiato pelle e offerta diverse volte, è ancora la, al primo posto nel 2013.

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Anche tra le aziende IT in generale non se la cava affatto male, resistendo al sesto posto dietro aziende che fatturano di più, ma che, spesso, generano meno profitti.
E tutto questo lo ha fatto cambiando, cambiando, cambiando, cambiando, un caso quasi unico.

Dal punto di vista generale non si può che onorare ed ammirare il lavoro straordinariamente tenace di Steve Ballmer e la visione lungimirante di Bill Gates, però il mercato chiede di più, gli azionisti premono (e per crescere si cedono naturalmente grosse parti del proprio capitale ad azionisti che hanno come obbiettivo di fare “più denaro”, ovviamente) e da qui la sostituzione. Dall’annuncio dello step-back di Ballmer, per capire, Microsoft ha guadagnato in borsa il 34%, un’enormità rapportato ad uno stock price tradizionalmente “statico”, eppure, storicamente, la borsa ha dimostrato più e più volte di non comprendere granchè ne la tecnologia, ne le sue dinamiche ma… è il mercato bellezza.

E ora? What’s next? I due candidati più papabili alla poltrona più scottante ed interessante dell’IT mondiale sono Alan Mulally, l’attuale CEO di Ford, o Satya Nadella già Vice President di Microsoft e in carico dei gruppi Cloud ed Enterprise.
Interessanti i due nomi, molto diversi tra loro: Mulally è un guidatore esperto, 68 anni, sarebbe certamente un traghettatore e non un visionario. Ragionevolmente avrebbe l’obbiettivo di crescere un CEO più giovane e legato all’IT, di fatto ridurrebbe il rischio del cambio di una guida che dura, praticamente, dalla nascita dell’azienda. Il fatto che non sia un uomo IT non viene visto dal mercato come un problema, e tutti si aspettano la vendita degli investimenti che Ballmer difende ancora come strategici ma che la finanza guarda con occhio critico (Xbox e Bing su tutti). Una scelta difensiva ma non necessariamente conservativa.
Nadella, invece, è un “ragazzo di bottega”, entrato in Microsoft a 23 anni, ne ha ora 44, ed ha guidato tutto il percorso “cloud” nel mondo enterprise, sicuramente l’assett più importante che ha in mano l’azienda di Redmond ora. Molto più visionario e giovane, sarebbe invece un volto più carismatico e interessante per riportare una visione forte, in un momento nel quale i competitor tradizionali del mondo business vacillano come visione mentre ne emergono di nuovi da mercati non “tradizionali” (il caso di Amazon nel Cloud). Anche in questo caso, comunque, il mercato apprezzerebbe una scelta poco “Consumer” e molto solidamente enterprise.

E l’outsider? si fanno diversi nomi, ma se dovessi dirne uno che, da una parte mi piacerebbe dall’altra vedo come il più interessante, è Tony Bates, quasi coetaneo di Nadella, ma con molto più “grip” nella Silicon Valley, dove Microsoft, tradizionalmente, ha pochi contatti, ed un percorso di carriera sia in altre aziende un tempo leader e visionarie (Cisco, Skype), che in una posizione maggiormente apicale (CEO di Skype) e quindi più rappresentativa.
Bates oltretutto è europeo! A bocca aperta e ama giocare a tennis….

Tra non molto Microsoft pubblicherà i suoi risultati della prima metà del suo FY14, e ragionevolmente, la decisione sarà presa. Può essere che la strategia di comunicazione legata al passaggio sia cauta, ma è certo che per un salto storico come questo sarà difficile mantenere il riserbo, e quindi eccoci qua ad attendere, con da una parte la certezza che la “nuova” Microsoft avrà un occhio di riguardo per il mondo enterprise, e, per quanto viva e lavori in quel mondo, non so convincermi che sia necessariamente una buona cosa.

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La tempesta perfetta e…. “una” delle rivoluzioni

Sono momenti interessanti da osservare per chi vive nell’IT e la segue da tempo. Ci sono in atto cambiamenti così significativi e rapidi che diventa sempre più complesso, inquadrarli, comprenderli e leggerli con gli strumenti che ci hanno permesso di leggere un’evoluzione  comunque straordinariamente rapida come quella avvenuta negli ultimi anni.

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Uno dei fenomeni più interessanti è quello del Mobile Computing e di come, applicazioni tutto sommato apparentemente non così significative, stanno portando a cambiamenti straordinari, sia nel mercato, che sulla società e su come questa si evolve.

Tre notizie in questi giorni mi hanno colpito: la prima, piuttosto rilevante, è il rifiuto di un’offerta da 3 miliardi di dollari da parte di Snapchat a Facebook.
Per quanto il volume degli utenti di Snapchat sia rilevante (si parla di 400 milioni di immagini scambiate al giorno), la modalità stessa di fruizione è volatile, non persistente, e così è facile che possa esserlo la community. Se domani un’APP offrisse semplicemente uno step in più rispetto ad essa, quanto sarebbe complesso muoversi da un canale di comunicazione ad un’altro?

E’ strano quindi leggere da una parte del rifiuto, dall’altra, anche dell’offerta. Oltretutto, Snapchat non ha affatto un modello di ritorno economico chiaramente definito. Eppure, in soli due anni, ha raccolto ben 150 milioni di $ di fondi, e una quotazione strabiliante e… udite udite, vende un modello che non funziona! (Anche questa è storia, ma la cancellazione delle immagini digitali non funziona “completamente”).

Quindi, riepiloghiamo, un’azienda che non ha un modello di ritorno economico chiaro, con 2 anni di storia, senza alcun fixed asset (si appoggiano a servizi cloud, naturalmente), che propone un paradigma smentibile, viene valutata 2 miliardi di euro e rifiuta l’offerta?
Quantomeno stupefacente.

Se la cosa non vi fa pensare a sufficienza, vi do qualche dato che mi hanno portato a Bruxelles, questa settimana.
L’europa è leader nella produzione di APP, con il 23% di share complessivo del mercato mondiale (e non ci sono vincoli che impediscano a nazioni meno industrializzate di competere, tanto per dare un’idea la APP più utilizzata per scenari di protezione civile è stata scritta a Nairobi), questo mercato, in europa, ha generato 880.000 nuovi posti di lavoro pagati, e un volume complessivo di 10 miliardi di euro, niente male se paragonato ad altri business “tradizionali” e considerando il fatto che è un mercato molto giovane ed estremamente poco maturo.

Veniamo alla terza notizia, proiettata un po’ più in prospettiva:

Durante il Gartner Symposium di questa settimana, l’annuncio un po’ per i giornali è stato che nel 2017 gli smartphone saranno più intelligenti di noi.

Ovviamente si potrebbero spendere parole su una frase del genere Sorriso ma la grafica riportata nel loro articolo web è piuttosto interessante:

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Naturalmente siamo ancora agli step 2/3 della catena, ma lo scenario è stimolante:

Avere un oggetto che, integrato con il resto del nostro mondo di produttività (Automobile, orologio, occhiali nel futuro, wearable computing, sensoristica esterna), dotato di una ricchezza tecnologica senza eguali (il mio Lumia 1020, al di la della fotocamera della quale parlano tutti e che può rilevare dettagli incredibili, ha GPS, sensore illuminazione ambientale, Accelerometro, Barometro, Giroscopio per la rilevazione delle rotazioni dello smartphone, Sensore di prossimità per lo spegnimento automatico dello schermo durante le chiamate, Magnetometro, 2 fotocamere, microfono ad esclusione di rumore, NFC, bluetooth, non male come dotazione tecnologica portabile), con APP sempre più intelligenti e rapide da consumare, che si appoggiano ad un mercato come quello che sta emergendo (che stimola quindi la creazione di soluzioni software sempre più interessanti) e con la possibilità di appoggiare le stesse a Cloud sempre meno costosi, accessibili e performanti può davvero rivoluzionare completamente il mondo dell’automazione di processo.

Perchè i vigili urbani non fanno le multe con gli Smartphone? Facile pensare allo smartphone come banale “macchina fotografica” (che traccerebbe però anche data / ora, e posizione geografica precisa della contestazione), ma e se fosse possibile rilevare direttamente dalle telecamere di sorveglianza i divieti di sosta in essere segnalandoli proattivamente al vigile urbano e fornendogli un percorso di contravvenzioni da fare?

O perchè non automatizzare tutta la gestione dei parcheggi? Certo il telefono ci può aiutare nei pagamenti mobili, semplificandoci la vita, ma perchè non fornirci anche il miglior parcheggio in funzione di dove è il mio prossimo appuntamento? E perchè magari non arrivare ad anticiparci la sveglia perchè i parcheggi in zona al mio prossimo appuntamento sono pieni?

Le potenzialità sono enormi, certamente per le moderne trasformazioni sociali con le scommesse di startuppers visionari e coraggiosi, ma per trasformare ogni processo di business, innovandolo, e portandolo a nuovi livelli, questo è il ruolo dell’IT di oggi e, certamente, di domani.

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Han mathon ne nen … Il mondo è cambiato!

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In effetti un titolo del genere è piuttosto appropriato, il genere degli appassionati di tecnologia (o Geek come definiti in inglese), è sempre stato legato al fantasy (basta ricordare la passione per rogue il gioco ascii, o la sua più recente citazione angband!).

In realtà, nel mese di luglio che si avvicina al termine, abbiamo trascorso molte, moltissime “conference” sia quelle legate ai produttori di tecnologia che conosciamo meglio (Microsoft in primis), che agli altri “market maker” / trend setter (Apple tanto per citarne una).

Da queste sono emerse sicuramente moltissime novità, moltissime evoluzioni ma nessun “big bang”. Anche questa mattina, Nokia ha stimolato l’audience annunciando una “big” news, per poi limitarsi a lanciare il 625, device che, peraltro, era già noto ad un pubblico sempre più “real time”.

Questa è una delle novità più importanti: Il cambiamento del mondo nel modo di comunicare! In un momento storico nel quale da un lato il cloud computing sta stravolgendo i data center e le metafore consolidate, e continua ad innovare e ad innovarsi, mentre i PC stanno lentamente diventando uno dei possibili diversissimi device dal quale consumare informazioni e servizi, mentre i consumer dettano le richieste e le evoluzioni più delle grandi aziende, e il tema social si fa dominante e inquietante, in un mondo dell’informatica che mai ha avuto momenti così forti di cambiamento, non ci sono più le grandi sorprese, gli annunci ad effetto, le attese memorabili per LE conferenze.

Ogni mese, ogni giorno, addirittura ogni ora una novità, una pillola, un’evoluzione.
Tutto al ritmo di twitter, di yammer, dei blog ai quali viene lasciato il compito di comunicare più che le corporate page aziendali. Tutto aperto, comunicato, fluido.

E’ stato davvero buffo ed emblematico alla Worldwide Partner Conference ad Houston. Si stava tenendo l’incontro dei partner e del management microsoft italiani, e il nuovo GM ci stava anticipando i contenuti della grande e significativa reorg che Microsoft aveva appena annunciato, e ci chiede riservatezza scherzosamente dicendo “non twittate subito quanto vi sto annunciando per cortesia”.
Dicendo così, per istinto, apro twitter, e scopro che due colleghi di SoftJam avevano già twittato commenti sulla pagina ufficiale che era stata pubblicata in contemporanea con la mail aziendale…

Anche la slide che annuncia le “innovazioni” dell’anno fiscale Microsoft era quantomeno indicativa..

Slide

In un solo anno fiscale, 4 upgrade di Office, 3 delle surface, 4 di Windows 8, 5 di skype! Un mondo diverso appunto, che richiederà approcci diversi, anche da parte delle aziende che fino a qualche anno fa aspettavano la “service pack”, o che rimanevano nella loro zona di confort tecnologico (il 25% delle aziende italiane è ancora su Windows XP, OS rilasciato nel 2001!), così come dagli operatori del settore, che dovranno avere la capacità di trasferire il valore che questo flusso, ormai continuo di innovazione.

Una gran bella sfida, un gran bel momento per essere nel mercato IT!

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La visione del futuro di Microsoft…

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Come da qualche anno a questa parte, Microsoft pubblica uno scenario di esempi su come vede l’IT del futuro.

E’ un video  interessante che mi fa sempre riflettere sul fatto che in questo mondo non ci si stanca mai di imparare, di cambiare, di immaginare.

Già sul blog ho postato alcuni dei video passati,  questo che ha delle belle differenze rispetto al passato.

Interessante intanto il fatto che si punti moltissimo su grande formato. (LFD)

Ormai tutti quanti sono concentrati su un IT molto “personal” con dispositivi multipli per singolo utente. Circolano in rete foto inquietanti di gruppi di amici al bar immersi nei loro smartphone / tablet.
Qui Microsoft ci racconta di un IT molto collaborativo ma con una collaborazione personale, attiva, di partecipazione fisica.

Dal lavoro si procede a digitalizzare la casa, con la televisione che sparisce (diciamo che si “trasforma”), e lascia il posto a strumenti interattivi e mirati, che si diffondono per tutta la casa.
La videoconferenza con la nonna, per la buona notte, è quasi già digerita da tutti. Sorriso

Stimolante vedere il punto di vista, rimane da domandarsi come potremmo superare un IT così “personale” da renderlo “di gruppo”. Temo più una famiglia dove tutti stanno guardano uno schermo, ma “il proprio” schermo, e posti di lavoro dove la collaborazione è chat / videoconferenza, magari dalla stanza a fianco…

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Evoluzione green… qualche passo avanti ma..

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Qualche giorno fa stavo rivedendo un video molto interessante, promozionale, relativo ad una nuova azienda che si occupa di Car Sharing, la Autolib, che ha realizzato  un sistema informatico piuttosto interessante (il cui caso si può trovare qui), integrando Windows Embedded (a bordo delle auto), con un sistema di gestione centralizzato, e fornendo agli utenti un’esperienza “personalizzata”

Molto interessante, l’esperienza personalizzata, Windows embedded, tutto molto “green”, ma non si poteva fare di più?
Utilizzare NFC (come opzione) per attivare l’auto e, magari, anche per semplificare i pagamenti? Una APP che consentisse di prenotare l’auto che si voleva, in anticipo, scegliendo magari il deposito, l’orario, e attivandola già?

La stessa APP che viene usata come strumento di controllo dei consumi (ore fatte), e che magari aiuta anche a trovare parcheggi / aree riservate?
La sensazione che ho provato, rivedendo il video, è che l’idea è bella, in un certo senso innovativa, ma per le modalità di fruizione, molto migliorabile.

Che ne pensate?

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“All your data are belong to us”… l’invasione dei dati

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L’IT sta cambiando pelle, in fretta, ad una rapidità peraltro straordinaria anche per le sue frenetiche abitudini. L’iPad ha fatto la sua comparsa nel 2010, l’altro ieri in pratica, ancora oggi molte aziende devono cominciare a capire come gestirne il fenomeno, eppure ci sembra già vecchio.

E’ la consumerizzazione, la penetrazione massiccia dell’IT nelle nostre vite, legata al fatto che, da relativamente poco, l’IT consente a tutti di svolgere la funzione più ricercata dall’essere umano in una maniera più rapida ed accettata: La socialità.

Questa rapidità sta portando alla diffusione capillare di dispositivi potentissimi nelle mani di ciascuno di noi, e, se molti credono che gli smartphone siano un punto di arrivo, in realtà sono stati semplicemente un portone che si è aperto.
Sempre più sensori, stanno rendendosi disponibili nelle mani di tutti: Uno smartphone “base” ha microfono, gps, bluetooth, fotocamera, accelerometro. Vede, sente, sa dove sei, comunica.
Gli smartphone più recenti hanno giroscopio, NFC, due fotocamere, sensore temperatura, pressione. E con questi sensori stanno cominciando da un lato a realizzare interfacce interessanti (l’NFC è veramente un mondo potenziale inesplorato, ma, ad esempio, Samsung utilizza la fotocamera per tracciare il movimento oculare sullo schermo).

Oltre a questo stanno nascendo una plethora di dispositivi a contorno, che consentono di raccogliere, analizzare, integrare, elaborare informazioni sulla realtà che ci circonda, e a costi incredibili: Jawbone (al quale ho rubato l’immagine di apertura), e Fitbit, raccolgono informazioni sulle nostre attività. Le fasce cardio stanno diventando “da polso” e se ne stanno sviluppando per tracciare pressione, temperatura del corpo.

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Dei vari SmartGlasses abbiamo già parlato, mentre è evidente che se gli smartwatches sui quali sembra che in molti stiano puntando non offriranno funzioni “evolute” oltre a darci ora, sveglie, posizioni, tenderanno a fallire.

Tutta questa potenza in campo, in realtà, può consentire di pensare applicazioni straordinarie senza grande sviluppo di codice. Già ci sono moltissimi esempi di questo, ma è interessante vedere come, unendo cloud e applicazioni mobili si riesca ad andare in aree piuttosto inesplorate.

Già Google utilizza i dati di posizionamento dei dispositivi che utilizzano le sue mappe per tracciare i dati di traffico, mentre alla Microsoft, nei laboratori di ricerca sono andati un po’ oltre: hanno immaginato Bing Now, legando un motore di ricerca alla raccolta di informazioni in tempo reale raccolte da un dispositivo per fornire, ad esempio, informazioni su quanto un locale è affollato, quale musica ascoltano, a che volume, prima di prenotare o scegliere di andarci.

Inquietante e potente. Qui un video con demo della soluzione, sperimentale.

Strani questi americani? In svizzera in realtà hanno teorizzato un motore di ricerca mirato ai dispositivo nell’Internet of things, la rete dei dispositivi distribuiti.
E c’è già un’app (PressureNet) che sfrutta i sensori di pressione / temperatura presenti nei device android per “aggiustare” in maniera totalmente automatica le previsioni del tempo (basta raccogliere nel cloud il dato esatto su pressione e temperatura nel luogo esatto, rilevato dal GPS).

Cloud, crowdsourcing, mobile e tensione sociale verso la tecnologia. Forze potenti e per certi versi dirompenti, che stanno spaccando l’IT. Le aziende ancora oggi pensano ad APP aziendali “touch” come se fossero la nuova frontiera, mentre sfruttare un sensore NFC potrebbe aprire orizzonti di usabilità, di tracciabilità, di qualità del dato, di contatto con clienti, fornitori, partner, collaboratori.

E in questo scenario, un mercato asfittico come quello italiano, dove fare ricerca è quasi impossibile e dove le aziende vivono l’IT come un male necessario soffre ancora di più… dovremo aspettare la spinta dei consumatori o delle nuove generazioni (che purtroppo hanno delle barriere di accesso al mondo del lavoro sempre più dure). E pensare che se c’è un asset importantissimo che l’Italia ha sempre avuto è la creatività, è un momento storico di cambiamento importante, e temo che non siamo pronti a raccoglierne il potenziale.

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Guardare avanti

Già da tempo sono presenti moltissime esperienze, peraltro tutte molto positive ed interessanti relative all’utilizzo di tecnologia gesture recognition sia per gli aspetti ludici, che per quanto riguarda il marketing.

Microsoft ha certamente segnato il passo, con il rilascio di Kinect, una soluzione davvero low cost, che ha la possibilità di porsi come interfaccia per qualunque sistema Windows.
Questo consente di immaginare scenari davvero interessanti, sia per il controllo di schermi a grande formato (LFD), anche non touch, che per idee assolutamente innovative.

Ecco due esempi davvero straordinari, il primo, realizzato da Coca Cola in Corea

Coca Cola utilizza Kinect per “ingaggiare” i suoi consumatori

Ed il secondo, invece, realizzato da un negozio di abbigliamento giapponese: United Arrows, che, in collaborazione con un’agenzia, ha fatto “prendere vita” ai manichini del suo negozio

I manichini del futuro? Copiano le pose di chi passa davanti alle vetrine

Entrambi casi marketing, che hanno portato non solo il ritorno classico di coinvolgimento dei consumatori / attori, ma anche alcune bombe sociali notevoli (qualche milione di visualizzazioni, qualche centinaia di migliaia di share, brand awareness notevole ad un costo decisamente inferiore che acquistarsi degli spazi in prima serata).

Ma per il resto?
Domani (lunedì 18 marzo), uscirà la nuova versione dell’SDK di kinect per windows, e si preannuncia davvero molto interessante.
Microsoft si è resa conto che molti sviluppatori stanno utilizzando kinect per realizzare soluzioni a corredo notevoli e vuole standardizzare il set di gesture per comunicare con la macchina.
Via quindi a gesture come la pressione di bottoni (Contro il semplice “hovering” in attesa di selezionare, pinch to zoom, grip to pan). Riconoscimento qundi di movimenti anche della mano e non solo degli arti.

Ecco un demo interessante dai laboratori di ricerca MS di Cambridge (i ricercatori, mediamente, non sono comunicatori abilissimi Sorriso)

Kinect, ora legge anche il movimento delle mani…

Oltre alla gestione delle mani, la cosa interessante di kinect, è che diventa anche uno strumento per fare rendering 3D degli ambienti che rileva! (E questa è davvero molto interessante).
In pratica, avendo uno strumento che rileva in 3 dimensioni la realtà che osserva, oltre alla semplice “lettura” di un corpo umano in movimento, è possibile analizzare e “modellizzare” quello che viene letto.
Provate ad immaginare l’abbinamento tra uno scenario del genere ed una stampante 3D…

Il demo di KinectFusion

Oltre a questo, naturalmente, questo esempio fa capire che, in realtà, questa tecnologia cambia radicalmente (rendendola semplice e davvero poco costosa) la capacità della macchina di percepire la realtà circostante, andando ben oltre il semplice click del mouse, o il tocco su uno schermo.

Queste evoluzioni si prestano sempre di più ad un utilizzo non solo ludico e marketing. Ed apriranno presto scenari di innovazione davvero interessanti per chi saprà sperimentare!

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Tecnologia Emergente e Tendenze (parte 2)

Veniamo alla seconda parte della mia carrellata sulle tecnologie emergenti e sulle tendenze relative all’utilizzo della tecnologia.

Tutto è connesso..
Il titolo fa pensare a “Cloud Atlas”, film che si prospetta bellissimo (e che vedrò certamente quando gli impegni di lavoro e di papà me lo consentiranno Sorriso), ma in realtà è più relativo alle “cose”.

Già da tempo avevo pensato che sarebbe stato bello controllare da una “console” unica tutti gli oggetti intelligenti di casa.
La domotica è una promessa, e le case del futuro sono entusiasmanti, ma c’è davvero poco per gli utenti di tutti i giorni. Gli impianti a bus consentono di fare qualcosa di interessante ma da li a connettere “tutta” la tecnologia di casa il salto è grande.

Televisori, Antifurto, impianti di riscaldamento, auto-produzione di energia, impianti di streaming audio-video, illuminazione, impianti di irrigazione automatica, consolle per video giochi.
Sarebbe bello avere il controllo di tutte queste cose “a portata di SmartPhone, ehm, di mano”

L’onda delle startup che stanno andando verso l’intelligent building è corposa. Si va da Nest startup già finanziata realizzata dal creatore di iPod, a LifeX, una delle soluzioni più interessanti e stimolanti (come idee future) che ho visto di recente.
Tra queste, un posto di rilievo, non solo per l’idea, ma per gli scenari futuri e non solo per il mondo “home” lo prende Smart Things (Altro progetto Kickstarter già finanziato).

Smart Things

Questa startup produce un device, che al “modico” prezzo di 500$ consente di mettere in contatto “internet” (e quindi qualunque applicazione “cloud”) con un mondo sconfinato di oggetti fisici, anche già presenti in casa!

Al lancio l’oggetto (Instacube) potrà accendere e spegnere ogni cosa connessa alla rete elettrica, interfacciarsi con sensori di movimento, aprire e chiudere sensori e individuare la “presenza”.

Accendere e spegnere luci, preparare il caffè, variare la temperatura e innaffiare le piante, magari seguendo “routine” programmate.

Risparmio, automazione e interfacciamento, tutto molto stimolante. E perchè non pensare ad uffici che “alla chiusura” si “spengono completamente”.
Salvo poi “riaccendersi al mattino” o quando vengono riaperti. Il risparmio, elettrico e di riscaldamento sarebbe straordinario, per 500$ più un po’ di sviluppo applicativo perchè non pensarci….

Big Data e.. conseguenze
Il “Big Data” è certamente una delle tendenze “business” che si sta sviluppando, già da qualche tempo. Con l’esplosione del fenomeno social, e l’affermazione di una generazione che non è così preoccupata della propria privacy, l’acquisizione dei dati è diventata una pratica molto diffusa.

Altri fenomeni come il Content Education Marketing, o la distribuzione di applicazioni “free” in cambio di pubblicità e dati di navigazione, portano analogamente alla raccolta di una quantità enorme di dati.

Certo, se pensiamo alla “casa” connessa ad internet (magari anche con l’antifurto di casa!), l’idea di privacy o semplicemente di sicurezza, ritorna imponente.
Purtroppo la sicurezza è una combinazione di tecnologia, di competenza e di modalità di utilizzo, e la semplificazione dell’IT moderno sta portando gli utilizzatori ad abbassare grandemente il livello di privacy.

La gente pubblica su Facebook quando è al cinema, su Foursquare quando è in vacanza, e magari twitta quando ha vinto al lotto. Un po’ come mettersi sulla testa un cartello “venite a casa mia, provate a svaligiarla”, e senza, per questo, accedere ad alcun dato privato.
La maggior parte delle persone, inoltre, sta migrando verso un qualche sistema di mail online, ha un sistema di messaggistica istantanea attivo, utilizza whatsapp, e magari un iPad per navigare da qualunque HotSpot “free” trovi aperto.
Creare un “honeypot” (ossia un HotSpot fasullo che possa anche consentirti di tracciare tutto il traffico che passa attraverso di lui) è piuttosto semplice, e, salvo diverse impostazioni che non vengono praticamente mai abilitate, le credenziali di accesso a questi sistemi viaggiano tutte in chiaro.
E tutto questo è vero anche per la grande massa di utenti mobili che le aziende stanno vedendo crescere giorno dopo giorno.

Ci troviamo quindi sulla soglia di potenziali fenomeni sul big data che potrebbero essere inquietanti: Dalle grandi aziende che tracciano “tutto” di noi, attraverso il nostro comportamento via internet, a ladri che possono accedere a casa nei momentor_stickerti migliori, fino a truffatori online in grado di raccogliere dati sensibili per utilizzarli, magari cedendoli a chi è disposto a pagarli.

Per questo stanno nascendo sempre più “APP” e strumenti in genere dedicati alla privacy, alla sicurezza e all’anonimato. Tra questi certamente interessanti Secure.ME e il software free TOR efficacissimo.

Riusciranno le aziende, le scuole, e le persone a crescere anche nei modelli di utilizzo e nell’approccio “sicuro” alla tecnologia?

Parallel computing per tutti
Tramite la computazione parallela è possibile effettuare calcoli molto rapidamente e risolvere così problematiche “significative” che, il livello attuale di tecnologia non è in grado di risolvere.
Qualche tempo addietro, il progetto SETI, con l’iniziativa SETI@Home, utilizzava il tempo morto dei PC di casa, per fare calcolo parallelo, e andare ad individuare (eventualmente) forme di vita extra-terrestri monitorando le frequenze di comunicazione.

Al di la di questi progetti “imponenti”, anche il solo riconoscimento vocale richiede enormi capacità di calcolo, come il rendering grafico. Anche la stessa analisi di “big data” richiede grandi capacità di calcolo.
Un Kickstarter (sempre il crowfunding!), ha realizzato un progetto, già finanziato, per rendere disponibile un’architettura di calcolo parallelo a 99$!

Il nome del progetto è Parallela e promette decisamente molto. Pensare che per 70 € possiamo portarci (un solo nodo, per carità) di un’architettura parallela.
Certo un bello schiaffo a costosissime architetture parallele a 5-6 zeri. Ovvio che, in questo caso, siamo in presenza di una piattaforma di base sulla quale costruire, ma l’opportunità è assolutamente ghiotta.

Crowdfunding!
Tutto il mondo è connesso, è attratto dalla tecnologia, e il genere umano ricerca, da sempre, l’innovazione… Molti dei progetti tecnologici più interessanti, però, rimangono bloccati dall’incapacità delle startup di trovare venture capitalist, o investitori istituzionali i quali, magari, non sono sempre capaci di capire il potenziale della soluzione che si sta realizzando.

Straordinaria a questo punto l’idea del Crowdfunding. Nel 2009 nasce Kickstarter la “piattaforma per finanziare progetti creativi”.
Direi che non va malaccio, in 3 anni raccoglie 402 Milioni di dollari (mica male), e porta al successo 3180 progetti, il 43,5% di quelli presentati.
Di questi, 401 progetti, raccolgono più di 100.000 $ e fino ad 1 milione, e 20 di loro più di un milione di dollari.image

L’età dei robot?
Sono già tra noi? A bocca aperta
L’immaginario collettivo lega i robot, da sempre, all’antropomorfismo, con forme di vita sintetiche, ma del tutto simile all’essere umano.
Ne siamo affascinati e spaventati da decenni di libri e film di fantascienza, ma, per il momento, sembrava che più che qualche prototipo zoppicante, non si fosse visto.

In realtà ci sono già diversi casi di successo assolutamente interessanti, dal Roomba di Irobot, alle google driverless car.

Sempre di Robot si tratta, e questo ha aperto il vaso di pandora e scatenato idee, creatività, oltre a portare un flusso di denaro che sta spingendo verso l’innovazione.
La macchina senza guidatore di google, è un’evoluzione straordinaria dei navigatori. Ed utilizzando un sistema piuttosto complesso di sensori e telecamere, è arrivata a percorrere 1609 Km! Sempre di prototipo si tratta, anche se la stessa tecnologia è già stata raccolta da moltissime case costruttrici.

Ancora più interessante Roomba, un robot aspirapolvere che ha avuto uno straordinario successo di mercato. La ragione del successo è certamente legata alla sua efficacia, unita ad un costo straordinariamente contenuto (il modello di base costa poco più di 200 €).
Ovviamente il costo “basso” ha stimolato la creatività, e qualche tempo addietro, un gruppo di appassionati ha creato HackingRoomba, un sito dal quale è stato pubblicato anche un libro, che spiega come fare per “modificare” il vostro Roomba per fargli fare qualunque cosa vogliate.

Ovviamente l’idea era particolarmente stimolante e così iRobot ha realizzato Irobot Create, un robot completamente aperto e programmabile (senza aspirapolvere Sorriso) al costo di 129$ (meno di 100 €!). Perfettamente integrabile con il Microsoft Robotic Studio, consente di creare soluzioni di ogni tipo, con il limite della fantasia.
Dalle analisi di uno spazio, all’antifurto mobile, alla rilevazione della qualità dell’aria, al gioco per bambini o animali domestici.

Ovviamente si può fare “coppia” ed interfacciare il robot con una kinect…

Anche in questo caso, gli scenari per l’azienda sono interessanti. Da sempre il manufacturing si muove verso l’automazione industriale, ma questi trend in termini di costi e la liberazione della creatività, possono portare ad un’automazione industriale a costi estremamente ridotti, abilitando aziende di nicchia a competere con realtà molto più strutturate ma meno flessibili.
Interessante, ad esempio, lo scenario di Baxter, un robot concettualmente innovativo, capace di affrontare diversi task e al costo di 22.000 $ (come citato nell’articolo, una frazione del costo di un normale robot industriale)…

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Tecnologia emergente e tendenze (Parte 1)

Una degli aspetti più stimolanti di lavorare nel mondo della tecnologia è che si vive in perenne cambiamento, in perenne evoluzione.

Questo è vero per moltissimi settori (se non quasi tutti), ma nella tecnologia i cambiamenti sono rapidi, violenti, e imponenti, e la progressiva consumerizzazione dell’IT sta accelerando ulteriormente questi processi.
Per le aziende che lavorano nell’IT è fondamentale capire cosa sta cambiando, cosa sta arrivando e cosa avrà successo. Questo naturalmente è vero anche per tutte quelle aziende che, pur non facendo business specificamente nell’IT, sanno sfruttare il valore che la tecnologia porta per abilitare il proprio business.

Diamo ora un’occhiata a quelle che sono le tecnologie e le tendenze più interessanti che stanno emergendo:

Wearable Computing
Letteralmente “tecnologia indossabile”. Sicuramente il fenomeno dei “google glasses” o “project glass” è quello più avanti, ma ci sono già, anche grazie all’esgoogle-glass-segey-brinplosione degli smartphone, diverse soluzioni che consentono di interagire con la tecnologia che utilizziamo direttamente da quello che indossiamo.
Certo i “glasses” hanno lo scopo di proporre realtà aumentata, e semplificare l’interazione, ma ci sono già device a forma di orologio connessi ad internet (interessante ad esempio la fuelband di Nike, o gli add-on di FitBit).

I glasses sono già disponibili ed acquistabili, per il momento solo per sviluppatori, al costo di 1500$ (poco più di 1000€, niente di proibitivo), pensate ad esempio ad una spesa effettuata con i glasses (che tracciano cosa acquistiamo, a che prezzi, o magari ci indicano dove comprare prendendo le informazioni da una spesa che abbiamo annotato sul PC, e la posizione dei vari oggetti “leggendola” da scaffali intelligenti).
O anche ad un vigile urbano che “legge” e registra automaticamente numeri di targa, infrazioni, violazioni. Scenari suggestivi e, tutto sommato, a portata di mano.

Gesture Based Computing
All’ultimo CES, pochi giorni fa, imagesi è tenuto un panel di esperti del settore che affrontava una tematica di grandissimo interesse e di straordinario potenziale, quella delle nuove “interfacce” tra uomo e macchina dove lo strumento per interagire con la macchina era il corpo umano.

Microsoft ha rivoluzionato il mondo del gioco a casa introducendo Kinect, un sistema evoluto di telecamere capace di percepire il movimento del corpo umano nello spazio. Poco dopo il successo straordinario di kinect insieme ad XBox, Microsoft ha rilasciato un SDK che consente di realizzare applicazioni per PC utilizzando Kinect come interfaccia.

Recentemente è uscita un’altra tecnologia, assolutamente simile, capace di interfacciarsi con più sistemi e, sulla carta, non orientata solo al gaming: LeapMotion.
La cosa più interessante di LeapMotion è il “prezzo” al quale viene posizionato sul mercato come pre-ordine: 69$, circa 50€, quanto un mouse di buona qualità.

Anche in questo caso gli scenari sono affascinanti. Al di la delle interfacce stile “Minority Report” che vengono alla mente di tutti, ma che tutto sommato portano molta “scena” ma non eccessivo valore rispetto alle interfaccie touch ormai consolidate e digerite, con LeapMotion si può rendere “interattivo” qualunque schermo di grandi dimensioni (come peraltro si è resa conto Samsung che ha inserito un sistema analogo nei televisori di nuova generazione).
Oltre a questo, immaginate Kinect evolversi e tracciare nello spazio i movimenti di un tennista, raccogliergli, processare la traiettoria della palla, ed inviarla ad un altro tennista che gioca la stessa partita a 5000 Km di distanza, che risponderà con la stessa interfaccia.
Già con Kinect si è realizzata la prima “orchestra virtuale”, ma gli scenari, a livello di business, biomedicale o education sono straordinariamente aperti.

E mentre pensiamo a cosa realizzare con le nostre mani ed il nostro corpo, Eye Tribe ha già realizzato un sistema di interfaccia basato sulla posizione dei nostri occhi.
Ho avuto modo di provarlo a LA qualche tempo addietro, in versione beta, ed era incredibile: Si giocava ad Asteroid (uno dei primi giochi arcade, ma gli asteroidi venivano fulminati letteralmente dagli occhi… un’esperienza incredibile).
Ovvio anche qua lo scenario di controllo di PC e device mobili, ma non più tardi di qualche mese fa, parlavo con uno specialista di neonatologia, che aveva bisogno di uno strumento che tracciasse i movimenti della pupilla per capire la reattività di bambini che avevano avuto lesioni cerebrali.
Uno straordinario altro mondo che si apre…

Stampa 3D
E’ una realtà. Da quando sul mercato è stata rilasciata Form 1, una stampante 3D “personale” che costa 2700 $, meno di 2000 €, certamente molte cose sono cambiate e molte rotelle si sono messe in moto.
Aston Martin

L’evoluzione significativa dei polimeri, peraltro, rende i manufatti realizzati piuttosto robusti ed utilizzabili.
Persino la Aston Martin dell’ultimo film di James Bond è stata “stampata digitalmente”.

E già su internet cominciano a circolare le “cose” da scaricare e stampare.
Interessantissimo ovviamente per realizzare prototipi di qualunque “idea” possa venire in mente, o con finalità “artistiche”, nel futuro potrà consentire a chiunque di produrre in massa oggetti pensati e realizzati, o anche venderli come “contenuto digitale” che chiunque potrà poi, comodamente, stamparsi a casa.
Clicco sulle scarpe e “me le scarico!” affascinante vero?
3d_printer_guns3Beh, molto interessante un articolo “The end of gun control” pubblicato l’anno scorso da Forbes, dove veniva raccontato il reportage di chi si era “scaricato” un AR-15 (un fucile semi automatico), lo aveva realizzato e ci aveva sparato efficacemente…

Brrrr….

 

Realtà Virtuale, la vendetta…
Qualche tempo addietro si parlò molto di “realtà virtuale”. Ci fu il film basato sul libro di Spielberg (Il Tagliaerbe), e qualche entusiasta realizzò anche degli occhiali per la realtà virtuale da indossare dal dentista, per alleviarci la sofferenza… (Il mio non li ha, purtroppo Sorriso).
Poi, dopo un gran parlare, la cosa tese a scemare, senza un reale driver economico che ne giustificasse lo sviluppo. Ora, con l’industria del gaming che è diventata la prima industria del “divertimento” nel mondo, una startup interessante ci riprova, con una tecnologia molto interessante: Oculus Rift

Il progetto su Kickstarter è già stato “finanziato” completamente, e quindi vedrà la luce, e già è stato realizzato un gioco, Hawken di Meteor che già può utilizzare questo piccolo gioiello. E a che prezzo? 300$! (200 €) e avrete molto di più di un monitor HD… mica male.

Anche in questo caso gli scenari abilitanti anche in “altri” mondi che non siano il gaming sono affascinanti. Architettura, esplorazioni virtuali, medicina interna, ma questi li avevamo già visti tutti qualche tempo fa, ora, con 200 € (comprensivi di SDK) potremmo provare anche a renderli reali.

Il “second screen”… (la TV si fa sociale)

Partiamo da qualche statistica interessante tramite “Infografica”.
Da questa, pubblicata da Ericsson interactive, apprendiamo che:

Più dell’80% dei possessori di SmartPhone e Tablet li utilizzano quando sono davanti alla TV. Più del 25% degli stessi (in USA) più volte al giorno.
Il 51% di chi posta sui social media qualcosa su un programma lo fa per “connettersi” a chi sta guardando lo stesso programma.
E questa poi… il 24% degli utenti facebook posta sul film che sta guardando al cinema… dal cinema.

Ovviamente questa è una tendenza molto giovanile, ma assolutamente crescente. Offre possibilità in termini di marketing e in termini di “evoluzione” del consumo di programmi televisivi straordinaria.
E tutto sommato, è assolutamente “normale”: Ci stiamo infatti abituando ad un consumo delle informazioni “ricco” e “pull”, dove io raccolgo le informazioni che voglio, nei miei tempi, le condivido, le arricchisco. La televisione è invece un mezzo “push” dove ricevo le informazioni secondo tempi e modi decisi da altri.

In parecchi stanno già saltando sul carro, Zeebox, GetGlue, SmartGlass e Viggle sono solamente le prime “APP” che ci permettono di interagire con la TV in modo diverso.
Domani ci sarà il cinema, e magari poi i concerti, gli eventi, le conferenze… tutto il mondo si arricchisce e diventa “Internet Like”!
Se immaginiamo questa tendenza, unita al fatto che, tra poco, chiunque potrà diventare un “broadcaster televisivo” (E youtube ha fatto scuola in merito), gli scenari futuri per aziende, media publisher, federazioni sportive, scuole, sono straordinari

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L’evoluzione del mercato Mobile

Un insieme di fattori inarrestabili sta spingendo avanti il mercato dell’informatica “mobile”, ai danni di un mercato PC sempre più stagnante.
Da una parte la consumerizzazione spinta dell’informatica da consumo sta portando alla crescita di device mobili per uso personale (SmartPhone e Tablet), e questo crea una forte ricaduta anche nell’informatica professionale, sia con i fenomeni del “Bring Your On Device” (BYOD) che con la richiesta di device mobili enterprise.
Dall’altra parte l’evoluzione delle applicazioni che diventano semplici, facilmente acquistabili ed installabili, e magari interfacciate con back-end cloud facilmente accessibili e poco costosi.

Per questo moltissime grandi aziende si stanno lanciando, o stanno spingendo su questo settore, scommettendo sul futuro.
Apple è stata l’azienda che ha lanciato il settore, rinverdendolo, con l’introduzione di iPhone e di iPad, e soprattutto con la creazione di un APP Marketplace sullo stile di iTunes, che è stata la vera “miniera” di Apple. Proprio per favorire il transito attraverso il marketplace, però, Apple ha “blindato” il suo sistema, chiudendo la porta a tecnologie abilitanti (flash ad esempio). Oltre a questo, la natura consumer di Apple ha fatto si che, prodotti comunque interessanti anche per l’azienda, come iPad, siano accettati a fatica, visti i limiti di gestione e di sicurezza.
A seguire c’è stata Google, che ha lanciato Android, che, al momento, è leader incontrastato, soprattutto grazie al fatto che è stato abbracciato da moltissimi produttori di apparati, e che si può permettere di vendere telefoni a prezzi estremamente bassi, molto lontani da quelli di Apple. Questo sta favorendo anche l’adozione dei device da parte dei vari “carrier”, vera leva per la distribuzione massiva di apparati.
Tra questi Samsung sta conquistando un market share impressionante, grazie alla qualità dei suoi dispositivi, ed al successo del Galaxy III.

RIM aveva una quota di mercato notevole al lancio di iPhone, ma con la crescita dei due sistemi, si è ritrovata con uno share bassissimo, e con una strategia molto incerta, oltre a limitazioni tecnologiche significative. Anche Nokia ha fatto le spese di una rivoluzione nella telefonia, e Symbian, da leader di mercato incontrastato è ormai sopravvissuto solo nei telefoni meno evoluti.

Microsoft, dopo il flop di Windows Phone, dismesso, ha rilanciato le sue ambizioni, sia per i nuovi sistemi operativi (Windows Phone 7 e 8), che, soprattutto, per la partnership con Nokia, che porta in dote apparati di grandissima qualità, e soprattutto grandi alleanze storiche con tutti i carrier più grandi.

IDC ad inizio dicembre 2012, vedeva così il futuro:366822-idc-smartphone-q4-2012

Ovviamente ci sono molte chiavi di lettura per valutare il futuro, proviamo ad individuarle:

Enterprise
Il mondo delle aziende sta aspettando con ansia un sistema operativo mobile “enterprise”. Il fenomeno del BYOD è costoso da gestire e porta comunque a potenziali deficienze in ambito di sicurezza anche piuttosto gravi. La possibilità di disporre di un marketplace “privato” e corporate, di strumenti di gestione integrati, e di un’esperienza di utilizzo consistente tra PC portatili (produttori di contenuto), Tablet (consumatori di contenuto) e Smartphone porta l’attenzione delle imprese verso Windows 8.
E per quanto il mercato consumer sia più grande, come dimensioni, rispetto a quello business, c’è sempre una sinergia tra i due (RIM, ad esempio, aveva delle quote di mercato interessanti anche nel segmento consumer, pur essendo uno strumento quasi puramente business).
Al momento sembra che Apple sia e stia lontanissima da questo mondo, mentre Android, essendo concettualmente “open source” fatica a costruire un modello di vendita strutturato verso le aziende.

Tablet
Il fenomeno dei tablet continua a soprendere, con risultati oltre le aspettative che portano, conseguentemente, a cali oltre le attese del settore PC.
Android su questo segmento è più frammentata, per fattori di forma e per device, mentre Apple sta provando ad indirizzare mercati diversi, introducendo device simili, ma con costi e dimensioni diverse.
Microsoft ha fatto un grosso scivolone, lanciando Surface RT ad un prezzo molto oltre le previsioni (che si attestavano sui 300$), e soprattutto rischiando di compromettere il “brand” windows 8 sul mercato consumer.

SurfaceLa versione RT del device, infatti, monta una versione del sistema operativo costruita esclusivamente per processori ARM. Questo fa si che l’esperienza dell’utente sia chiusa sull’utilizzo di applicazioni presenti nel Marketplace, ossia limitando grandemente la piattaforma, in modo simile a quello che ha fatto Apple.
Il problema è che sullo store Microsoft ci sono pochissime applicazioni rispetto agli store dei competitor. Oltretutto lo spostamento di Microsoft nel settore dell’Hardware ha certamente portato ad una maggiore attenzione da parte dei suoi tradizionali partner OEM.
A fine gennaio vedremo un fiorire di device con Windows 8 “pro”, ma le vendite di questo sistema, specie in ambito consumer, dovranno risalire la corrente negativa portata da Surface RT e Windows on ARM (le cui vendite si sono attestate alla metà della soglia minima individuata da Redmond, a soli 1 milione di pezzi nell’ultimo quarto).

Nuovi Player nell’arena
La vicenda di Nokia ci ha fatto capire che anche posizioni fortemente consolidate possono crollare in tempi molto rapidi.
Certo immaginare che, in un’arena così competitiva e complessa entrino altri player è complesso da immaginare. All’orizzonte si intravedono solo due potenziali scenari: Uno è RIM, che sta cercando di fare leva sulla sua ottima capitalizzazione per ricostruirsi, e sta per lanciare un nuovo OS, un Tablet ed un marketplace, sul quale si è lanciata con politiche molto attrattive. Certo bisognerà vedere se c’è lo spazio per riconquistare una posizione che al momento sembra compromessa.
Il secondo è Tizen, il sistema operativo mobile che sta lanciando Samsung. Sembra difficile immaginare che un nuovo OS mobile, riesca a conquistare spazio partendo da zero.
Samsung, però, ha un piano piuttosto ambizioso di crescita  sull mercato business, ed è leader di mercato nel settore consumer.
Rimane difficile, però, pensare che possa attrarre un ecosistema di sviluppatori già oggi concentrati su IOS e Android e con le sirene tentatrici di Windows 8 e di BlackBerry OS.

Nuovi Device, nuovi modelli
GoogleProjectGlass00
Molto più sconvolgenti, per un mercato come quello mobile, potrebbero essere i nuovi device che si stanno sviluppando nei laboratori di ricerca.
Sia Goggle con Project Glass che Microsoft con analogo progetto stanno lavorando su “occhiali per la realtà aumentata”.
Occhiali che potrebbero facilmente includere un telefono e un GPS, così come scenari di “wearable PC” e di gesture based computing che, anche in questo caso potrebbero portare ad un’attacco ad alcuni degli scenari tipici di utilizzo di SmartPhone e Tablet.

Il contesto è quindi estremamente dinamico, estremamente competitivo, e molto interessante. Ci sono moltissimi scenari di interesse per le aziende sul settore della mobilità: Dall’evoluzione di applicazioni e processi attualmente supportati con IT tradizionale o non supportati, alla costruzione di nuove modalità di relazione e di interazione con la clientela tramite APP. (Nike sta dando a tutti un esempio straordinario con tutta la linea Nike+)
Certo queste opportunità vanno capite e guidate da un IT che, almeno nel nostro mercato, sta facendo una battaglia di difesa dei propri budget e fatica a relazionarsi efficacemente e positivamente con le altre funzioni aziendali.

Prepariamoci quindi ad affrontare una nuova sfida, con tutte le opportunità e le difficoltà che porta!

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