Birdfeeding [OT]

In questi giorni dove assistiamo, per certi versi impotenti, agli incendi Australiani (preceduti, nel recente passato, da quelli Siberiani dove sono bruciati 2.6 milioni di ettari di foreste!), il numero e il tono delle indicazioni preoccupanti di un numero sempre maggiore di istituzioni e realtà sensibili a temi ecologici si evolvono in un crescendo che non può lasciare indifferenti.

La domanda che spesso ci si pone è “cosa posso fare concretamente per cercare di aiutare in qualche modo?”
Ci sono spunti molto interessanti anche nel mondo dell’Intelligenza Artificiale e della trasformazione digitale (Notevole il paper rilasciato di recente su Climate Change ed AI e firmato da diversi nomi importanti dell’AI), ma, in realtà, come spesso accade, piccole abitudini ripetute da molte persone portano grandi impatti nel tempo.

Un’articolo dell’anno scorso di Nature faceva notare come la passione dei britannici per il birdfeeding stava facendo ricomparire specie che si credevano scomparse e contrastando il terribile declino che si stava assistendo dei nostri piccoli amici pennuti.

Si rilevava, nell’articolo, come molte specie stavano migrando meno, preferendo un’evoluzione del loro ecosistema di riferimento più orientato alle grandi città che agli ambienti rurali.

Uccelli più diffusi in Gran Bretagna. RSPB’s Big Garden Birdwatch 2019

Il progressivo abbandono dell’agricoltura, l’utilizzo massiccio di pesticidi, uniti ai cambiamenti climatici sta provocando rischi enormi e altissimi tassi di mortalità anche per specie che sono estremamente comuni e molto diffuse.

Sull’importanza della componente ornitologica viene pubblicato un report da molti anni: State of the World Birds da Birdlife.org, e sono molti gli elementi che spingono ad intervenire per preservare, aiutare e favorire la conservazione di questo elemento variopinto e piacevole dei nostri ecosistemi, anche se, la cosa più interessante di questo scenario è che, seguendo l’esempio dei cittadini Britannici, possiamo fare molto con pochissimo sforzo!

E’ molto facile acquistare una casetta per il birdfeeding, riempirla di semi che costano pochissimo al supermercato, se abbiamo spazio e riusciamo, integrarla con un abbeveratoio e (magari) anche con un piccolo nido, ed avremmo favorito e supportato la vita di questi piccoli amici.

Per i bambini è bello anche prendersi cura della casetta, che richiede una pulizia minima, rifornire periodicamente di semi la mangiatoia, e provare a sbirciare per vedere quando arrivano gli ospiti a banchettare e quali sono…

Qui di lato la nostra casetta mangiatoia che è stata usata ampiamente per tutto l’inverno!

Naturalmente se voleste anche dedicarvi a esercizi di Data Science e, perché no, Computer Vision applicata, potreste dotare la vostra postazione di una telecamera (Protetta) sensibile al movimento e registrare i feed video per capire quanti e quali animali sfamiamo, in che stagioni, con che frequenza, ma questo potrebbe essere un bel racconto per il futuro!

Il 40 percento delle popolazioni delle oltre 11 mila specie esistenti è in declino, ed il 15% sta per estinguersi. Dal 1970 ad oggi sono stati persi 3 miliardi di individui, quindi circa il 30% del totale!

Il 40 percento delle popolazioni delle oltre 11 mila specie esistenti è in declino, ed il 15% sta per estinguersi.

Un piccolissimo impegno per noi, verso una sensibilità maggiore ed un incontro con la Natura più interessante!
Spero che questo possa essere uno stimolo interessante per tutti!
Se avete già esperienze di Birdfeeding raccontatelo, condividete, ingaggiate i vostri amici, fate dei contest!

Il nostro mondo è in grande trasformazione, sta a noi orientarla per un futuro sostenibile e positivo.

Stay Tuned

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Segreti e facezie dell’Intelligenza Artificiale

Il mondo dell’intelligenza artificiale è molto meno mistico e fantasioso di quanto ultimamente capita di leggere o di ascoltare in conferenze, sempre più diffuse, animate dalla voglia di comprendere.

Spesso non si comprende quanto sia già qui e ora, utilizzata in maniera diffusa, con strumenti potenti, accessibili (e spesso anche gratuiti!), così come non si comprende quanto sia in realtà basata su una matematica che si può (naturalmente) ingannare.

Per contribuire a demistificare questo mondo emergente prenderò spunto da un paio di temi e parlerò di un ambito dell’AI che a Genova si è sviluppato negli anni, grazie soprattutto all’automazione postale ed alla competenza di moltissime persone di un’università che fatica sempre a raccontarsi: La visione artificiale.

La Computer Vision, o visione artificiale è ormai diffusa, distribuita e potente. Ce ne rendiamo conto quando sblocchiamo il telefono o il computer con il nostro volto. Spesso non ci rendiamo invece conto che è grazie a questo ambito di sviluppo che avremo auto a guida autonoma, UAV (Droni autonomi), supermercati che non avranno bisogno di casse, e che, grazie alla stessa tecnologia, si stanno facendo progressi enormi in medicina (nella diagnostica per immagini), nell’analisi di immagini satellitari, o nella rilevazione di cosa accade nel mondo tramite le telecamere di sorveglianza.

Solo in Cina, ad esempio, sono stimate 170 milioni di telecamere di sorveglianza (una ogni 12 abitanti circa) e non è un caso che la startup più finanziata al mondo, relativamente all’AI sia cinese e si occupi prevalentemente, appunto, di visione artificiale (https://www.sensetime.com/en/).
E, argomento decisamente controverso, in un articolo del NYTimes di aprile (https://www.nytimes.com/2019/04/14/technology/china-surveillance-artificial-intelligence-racial-profiling.html) si racconta di come il governo cinese abbia utilizzato telecamere di sorveglianza e AI per tracciare una minoranza etnica, gli Uighur.

Ma a che livello siamo con la visione artificiale comparata a quella dell’uomo e che strumenti ci sono?
Prendiamo l’esempio di YOLO (https://pjreddie.com/darknet/yolov2/) un sistema di riconoscimento delle immagini Open Source e quindi gratuitamente utilizzabile, e basato su darknet (https://github.com/pjreddie/darknet) un framework sempre Open Source e gratuito per le reti neurali artificiali.
Il video di esempio riportato sul sito fornisce un’idea di un sistema, già addestrato, con un pezzo di video di un film:

Questo da l’idea di come uno strumento completamente gratuito e disponibile, su sistemi che hanno potenza di calcolo ormai molto elevata, possano rilevare abbastanza precisamente (con una confidenza del 78.6%) a 40-90 immagini al secondo.

Per chi fosse curioso dei dettagli, il paper di YOLO su Arxiv è qua: https://arxiv.org/abs/1612.08242

Oltre a questi sistemi, che hanno comunque delle complessità nell’installazione, configurazione ed addestramento (laddove non si scelga un sistema pre-addestrato), esistono una serie di servizi, che consentono di partire sfruttando la Computer Vision rapidamente ed efficacemente: Tra questi molto interessanti quelli della Vision AI di Google https://cloud.google.com/vision/?hl=it o i servizi cognitivi di Microsoft https://azure.microsoft.com/it-it/services/cognitive-services/

Questi sistemi, fantastici e potenti, si basano comunque su sistemi matematici, sono ispirati alla visione biologica, ma trasformano quello che noi vediamo e percepiamo in vettori, numeri, e su quello basano la loro capacità di riconoscere cosa c’è in una determinata immagine o in un video.

In un lavoro recente di un’università fiamminga (https://arxiv.org/abs/1904.08653) si mostra come sfruttando una stampa a colori costruita appositamente, si diventa invisibili a questi sistemi di riconoscimento.

Color Printout AI

Queste tecniche, utilizzate non solo per confondere sistemi di computer vision, sono state definite come Adversarial Machine Learning e si basano sul fatto che la maggioranza dei sistemi di Machine Learning (alla base della AI moderna) si addestra su dati reali “puliti” (nessuno è mai andato in giro con un cartello del genere appeso al collo!).

Ora vi lascio, scusatemi, devo andare a finire di dipingere il mio cartello…

Stay Tuned

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Microsoft (and Satya) Soul

GitHub Circa un anno fa il mondo dell’information technology venivava colpito da una notizia stupefacente: Microsoft aveva acquisito GitHub.

Per chi non lo sapesse, GitHub è un Code Repository che consente di conservare codice sorgente, documentazione, progetti, utilizzando GIT, uno strumento di gestione dei sorgenti inventato nel 2005 da Linus Torvalds.

In questa gara per l’acquisto di GitHub, Microsoft aveva battuto Google, e questo creava per certi versi stupore: Google, infatti, si stava affermando come la piattaforma di riferimento per gli sviluppatori nel mondo cloud, specie gli startupper, che erano tra i principali contributori della piattaforma (sulla quale, peraltro, Microsoft aveva già portato diversi contenuti come PowerShell OpenSource o il JavaScript Engine di Edge.
Certo 7,5 Bn$ erano un bell’investimento (e una bella cifra per cedere), ma, a distanza di un solo anno, l’investimento sta portando valori estremamente rilevanti e penso poco visibili ai più.

Alla data dell’acquisizione, Microsoft poteva contare su circa 28 milioni di sviluppatori nel mondo, nei primi 9 mesi dall’acquisizione, quel numero è cresciuto fino a 36 milioni, una crescita del 28,5%, troppo rilevante per non essere legata a questo deal.
Questa crescita, inoltre, porta Microsoft ed il suo Cloud, molto più vicino a startup e sviluppatori “cloud native”, andando a spostare l’area del suo cloud da pura opportunità infrastrutturale, a piattaforma di rilievo in uno degli scenari più interessanti del cloud.

Questo contribuirà ad accelerare ancora di più l’adozione e la copertura di Azure, portando allo sviluppo dell’area Microsoft (Intelligent Cloud) che al momento è la seconda per profitto (come volume).

Qualche anno fa c’era un famoso video di Steve Ballmer che ripeteva ossessivamente “developers” per spingere l’azienda a concentrarsi sugli sviluppatori, scelta che ha fatto le fortune della Microsoft del secolo scorso.
Il mondo da allora è cambiato, è arrivato il Cloud, le piattaforme ed i dispositivi dai quali utilizziamo il mondo digitale sono cambiati sostanzialmente e la Silicon Valley è esplosa in questa opportunità di cambiamento, l’anima di Microsoft è ancora li ed Azure potrebbe davvero diventare il computer del mondo….

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Un altro mondo, il nostro futuro

Era la primavera del 2016. Una piccola azienda, DeepMind, acquisita da Google, aveva realizzato un motore di reinforcement learning testato su videogiochi del passato e si stava cimentando in qualcosa di più significativo: Sfidare il campione mondiale di Go, Lee Sidol, detto considerato il Roger Federer del gioco.

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Tutta la vicenda è raccontata meravigliosamente nel documentario, e la folla al Four Seasons hotel di Seoul che si intravede nel documentario è solo una piccola parte dei 280 milioni di persone che, in Cina, guardavano incollati ai teleschermi, AlphaGo vincere.

In Europa pochissime persone lessero con attenzione la notizia, ancora meno ne ricordano tratti e contenuti a due anni di distanza. Il Go da noi è qualcosa di poco conosciuto e non compreso.
In Asia, il fatto che un motore di AI sconfigge l’uomo in un gioco inventato millenni prima e considerato la massima espressione dell’intelletto umano ha avuto un effetto dirompente.

La Cina ha invitato il team di AlphaGo a competere contro Ke Jie, un maestro cinese di Go a maggio del 2017, dandogli grande copertura e risalto mediatico (da noi la notizia non è neppure passata), e due mesi dopo, ha svelato il suo Next Generation Artificial Intelligence Development Plan nel quale definisce la strategia nazionale per diventare leader globale nella AI entro il 2030.
Ancora più rilevante, ad ottobre 2017, il Presidente cinese Xi Jinping, al congresso del partito comunista cinese, pronuncia un discorso nel quale emergono intelligenza artificiale, big data ed internet come tecnologie guida sulle quali investire per trasformare l’economia cinese, mai prima di allora, in un congresso del partito si era parlato di tecnologia.

La corsa di Pechino verso le tecnologie emergenti è sconvolgente, uno racconto interessante si può trovare nel libro AI Superpowers dove Kai-fu lee traccia i percorsi multipli che stanno proiettando la Cina verso una leadership incontrastata nell’area.
Eppure quando sento parlare di Cina o di AI da noi mi sembra di vivere in un mondo diverso. Si parla di progetti strategici che, nella gran parte dei casi, sono semplici ChatBot, si racconta di AI come fosse una storia di fantasia, affidando il racconto a story-teller più che a professionisti. Ci si preoccupa (poco e male) degli impatti che la tecnologia avrà sul mondo del lavoro trascurando le opportunità enormi di creazioni di posti di lavoro.
In questo report del WEF  di pochi mesi fa emerge chiaramente come l’impatto di queste tecnologie porterà alla creazione di 60 milioni di posti di lavoro in più rispetto a quelli che scompariranno, e tutto entro il 2022.
Un tema centrale per qualunque governo, per qualunque amministrazione.

E quando si parla di Cina sento parlare solo di oggetti di qualità scadente e poca tutela dei  diritti umani, non alla superpotenza già in procinto di superare gli Stati Uniti che sta accelerando drasticamente sulla più grande opportunità del futuro.

La startup più finanziata al mondo sulla AI? Toutiao (3.1Bn$), naturalmente Cinese, la seconda? SenseTime (1.6Bn$), sempre cinese. In Italia, complessivamente, abbiamo investito a fino a settembre 2018, 307 milioni di euro.
C’è tanto lavoro da fare, e una opportunità enorme per il nostro futuro.

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Sicurezza nel futuro

In quest’ultimo periodo c’è una crescita di attenzione verso il tema della sicurezza informatica. Hackers russi sembra che abbiano favorito (peraltro minando molto la sua credibilità e la sua posizione) Assange nel rilasciare un altro nutrito numero di e-mail di Hillary Clinton, e gli Stati Uniti hanno dimostrato di non apprezzare questa intromissione, minacciando ritorsioni (ragionevolmente mirate a fare emergere gli interessi economici di Putin e degli Oligarchi russi).

In questo scenario ecco apparire in questi giorni un attacco massiccio capace di colpire Twitter, Amazon, Netflix, il NYT e un bel po’ di altri siti.
Ovviamente i giornali generalisti evocavano scenari da wargames e, per quanto in realtà il problema fosse “solo” un Distributed Denial of Service (DDoS) che impediva le funzionalità di un bel po’ di DNS critici, ci sono alcuni elementi interessanti che si possono raccogliere da questo evento e che è interessante condividere.

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Sopra potete vedere la mappa degli “outages” causati dall’attacco.
L’attacco ha avuto come obbiettivo principale DYN, un’azienda che offre servizi di infrastruttura Internet (tra i quali, appunto, il DNS, ossia il servizio di risoluzione dei nomi in indirizzi IP). Una rete enorme di dispositivi “zombie”, che sono inconsapevolmente controllati da chi ha lanciato l’attacco ha cominciato a fare un numero enorme di richieste contemporanee a questi servizi rendendo gli stessi difficilmente fruibili dagli utilizzatori reali.

Il sistema, per quanto semplice, è piuttosto difficile da disinnescare. Non si possono bloccare tutti gli “zombie” ed è difficile distinguere le loro richieste da quelle legittime, e non si possono attivare servizi di backup perché diventerebbero subito bersaglio dell’attacco.

Ma tutta questa enorme rete di dispositivi come si è potuto arrivare a crearla e a controllarla?
Beh la cosa interessante è che il codice utilizzato per questo Hack era pubblico! Era stato rilasciato qualche giorno prima, a fine settembre su un forum. Chiunque abbia delle competenze di base poteva tranquillamente aprirlo, modificarlo, utilizzarlo.

E cosa fa questo codice? Semplice prova a cercare tutta una serie di dispositivi (Registratori, telecamere, router, telecamere di sicurezza, ecc.) collegati alla rete, e tenta di entrarci inserendo una serie di combinazioni utente / password “standard” (ne prova 68 per la precisione).
Già, perché tutti questi oggetti, per connettersi, hanno anche dei “computer” a bordo, dotati di sistema operativo e capaci di eseguire codice (Anche l’attacco a The Hacking Team è stato portato da un router di perimetro nella loro rete).
Cosa interessante è che naturalmente la gran parte degli utenti e degli installatori non cambia le password di default, o ne mette di estremamente banali (per semplificarne la gestione, per pigrizia o per poca competenza).

Addirittura, secondo alcuni consulenti di sicurezza (Allison Nixon di Flashpoint) alcuni di questi oggetti, DVR e telecamere IP, realizzate da un’azienda Cinese, la XiongMai Technologies, hanno la possibilità di un accesso tramite linea di comando (Telnet o SSH) per accedere a parti di sistema tramite utente e password “standard” ma senza la possibilità di cambiare tali utenti e password dall’interfaccia di installazione e gestione!

Una ricerca fatta da Flashpoint su Internet il 6 di ottobre aveva individuato 515.000 di questi dispositivi, ad un passo dal controllo e senza alcuna possibilità di essere resi sicuri (salvo un aggiornamento del firmware di ogni dispositivo).
Mezzo milione di dispositivi pronti per effettuare attività su Internet a richiesta dei loro “controllori”, una Botnet accessibile a portata di un download e un paio d’ore di lavoro.

Ma cosa si può fare per impedire o prevenire scenari del genere?
Intanto cominciare a creare consapevolezza, attenzione. Botnet ce ne sono molte e diverse vengono anche “vendute” per realizzare attività anche meno evidenti (Spam, Click Fraud, CAPTCHA Solving, Brute Force tanto per citarne alcuni), oltre a rimanere silenti e disponibili.
Riflettiamo su come abbiamo reso sicuri i dispositivi che colleghiamo alla rete. Manteniamo aggiornati i sistemi (dopo aver verificato l’autenticità dei firmware) e, se dobbiamo realizzare o distribuire un oggetto che si connette alla rete dedichiamo grande attenzione anche agli aspetti di sicurezza.
Nel futuro avremo miliardi di dispositivi connessi, direttamente o indirettamente (Auto, Frigoriferi, Impianti di sicurezza, di Riscaldamento) e la loro sicurezza diventerà un tema estremamente importante.

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The New Microsoft

Ormai è da diversi anni che, nel mese di luglio, vado negli States con la curiosità di vedere le evoluzioni di quella che, ormai sempre di più, è più che un’azienda, un compagno di viaggio importante della mia vita professionale: Microsoft.

Quest’anno la conferenza mondiale dei partner (WPC), ci ha portato nella ridente Orlando (FL), città di parchi divertimento e hotel. Divertimenti e opportunità che non ho potuto sperimentare granchè perchè preso da meeting, presentazioni, roundtables.

Un fermento straordinario, una settimana estremamente attiva, nella quale ho raccolto moltissimo, ed ho compreso ancora meglio alcuni elementi portanti della strategia di Nadella, il nuovo CEO che sta portando una ventata interessante di novità, rimettendo la Microsoft in una posizione di avanguardia tecnologica che la rende nuovamente attrattiva e “cool”. Per la nostra azienda, sempre molto orientata al futuro, questo è ovviamente molto positivo!

Molti sono gli elementi raccolti, sia durante le presentazioni che durante meeting e roundtables, ma cercherò di evidenziare alcuni elementi portanti della strategia, piuttosto chiara, che sta emergendo.

Windows Mobile, windows everywhere
E’ evidente come, nonostante il DNA di Microsoft abbia definitivamente virato verso la multipiattaforma (supporto di IOS, Android principalmente), windows sia improvvisamente tornato centrale nella strategia.
Questo partendo dal mobile, proprio l’area dove c’è maggiore difficoltà. La focalizzazione riparte dal reale valore di Windows: La sua presenza nel mondo business, e ogni sua implementazione ha questo come vista principale. Da Hololens che avrà come prima cosa una vocazione enterprise (nonostante gli ooooohhh e i wooooww più interessanti si sentano su Minecraft o sugli schermi virtuali che appaiono qua e la), al Windows phone (10) che ha gestibilità, sicurezza e integrazione con il cloud come elementi centrali, per arrivare fino a Windows IOT per abilitare scenari Internet delle cose (tutto connesso…)

Oltretutto uno dei differenziali più importanti sarà Cortana, presente in ogni dispositivo (Dalla band, al telefono, all’Xbox) e Cortana, per quanto possa ovviamente dirci anche quanto ha fatto la nostra squadra del cuore la sera prima, sarà uno strumento abilitante incredibile per veicolare proattivamente le informazioni dell’analitica predittiva, mi verrebbe da dire una voce per la trascendenza!
Immaginate svegliarvi, indossare la band e questa vi segnala che state per perdere un cliente, avendo analizzato proattivamente il pattern specifico….

MS è una “platform company”
Dove per platform si intende Azure, Office e Windows.
Il “device and services” di Ballmer è scomparso, e l’hardware è solo un modello “leading” ma non più centrale: facciamo vedere quanto può essere bella e distribuita la nostra piattaforma, ma che sia quello: Una piattaforma. Su questo un ecosistema di aziende costruiranno soluzioni (Hardware, Software, Servizi).
Si questa piattaforma atterra sempre più l’intelligenza del cloud, partendo dal machine learning per sapere quali documenti vedere (Delve), all’analisi organizzativa (Org Analytics, una vera chicca), fino alla gestione intelligente delle mail, o alla traduzione in tempo reale su Skype for business, per terminare con l’analisi intelligente dei sistemi (Operations Manager Suite).

E Cortana, come detto sopra, diventa non solo la “voce e l’ascolto” di questa intelligenza, ma anche il “nome” con il rilascio di Cortana Analytics Suite, un package che contiene oggi un package di servizi che si arricchirà molto nel futuro.

Bundling bundling bundling
In un mondo cloud esplosivo, fatto di servizi che crescono, nascono, e sono dirompenti, l’unica strada è la semplificazione della proposta, e quindi riparte il “bundling”, con package che semplificano l’accesso, soprattutto per le grandi aziende: Enterprise Mobility Suite, Operations Management Suite, Azure Stack,Cortana Analytics Suite, IOT Suite (in arrivo), oltre a questo diversi prodotti (Cortana già citato, o Bing p.es.) vengono integrati ovunque.

Nuovamente “avanti” alle esigenze del mercato
Alcune cose viste, sia lato Machine learning, predictive analytics, o anche sulla fruizione (fantastica ad esempio l’idea di Windows Continuum, a detta di Nadella, la sua feature preferita di Windows 10), per non parlare di Hololens, fanno capire come chiaramente Microsoft sia tornata qualche passo avanti rispetto alle esigenze del mercato, ha ricominciato a definire i trend del futuro, a costruire le visioni, e non più a rincorrere come faceva quando, qualche tempo fa, era ancorata all’idea che il futuro fosse centrato nei PC, questa è chiaramente non solo la strada per la “sopravvivenza” ma una strada per contribuire a utilizzare la tecnologia per cambiare il mondo, portando quel valore che tante industry, sul mercato, aspettano con ansia…

Una di queste è certamente l’Healthcare, e questo video è una bella testimonianza di quello che ci aspetta, ora sta a noi sfruttare la potenza di questa piattaforma per portarci verso il futuro! Let’s go!

Cortana Analytics in azione nell’health care.
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Dai sumeri al Cloud Computing, un bel viaggio!

Siamo nel bel mezzo di una straordinaria rivoluzione industriale. Come quella vissuta dopo che Thomas Alva Edison scopri le lampadine a filamento, e che portò tutti a disporre dell’elettricità.

Un approccio più che brillante quello che è stato portato da Databarracks (un’azienda UK che sta proponendo servizi facendo leva sull’enorme potenziale del cloud computing) in questo bellissimo video. Whiteboarding sullo stile RSA / Cognitive media, più che appropriato condividerlo!

Enjoy!
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L’Italia vista dallo spazio [OT]

Ultimamente mi capita spesso di essere fuori Italia. Ci si confronta, si comprende, si guarda il mondo da un punto di vista diverso. In queste situazioni è buffo osservare come veniamo “visti” noi Italiani, e la nostra povera, meravigliosa Italia.

La potenza sconfinata del “made in Italy”, l’invidia per la moda italiana, l’attrazione per cucina, clima, arte, la simpatia innata che sappiamo trasmettere, l’ammirazione per le nostre meravigliose donne e…. la drammatica considerazione per la nostra situazione politica.

L’altro giorno ero in aereo, e, volando con una compagnia straniera (perdonami Alitalia, ma non ce l’ho fatta più davvero a gestire situazioni non consone a come penso sia adeguato), avevo solo a disposizione giornali stranieri. Opto per il Financial time, e, mentre sto cercando la pagina relativa alla tecnologia, mi cade l’occhio su un editoriale di Bill Emmott, un giornalista britannico molto attento all’Italia, da tempo. Il titolo, di per se, era attraente e un po’ dubbio: “Let us hope Renzi will become an italian Blair”.

Il dubbio è legato al fatto che, in UK, Blair diciamo che non è stato apprezzato particolarmente, specie verso la fine del suo mandato, l’attrattiva legata al fatto che la speranza UK (ed europea?) che Renzi diventi un Blair (peraltro uno dei modelli dichiarati dal Sindaco di Firenze) segnala un’attenzione positiva verso l’Italia che, spesso, scordiamo essere uno dei paesi fondatori dell’Unione Europea e, comunque, la terza economia dell’eurozona per PIL.

Più che fare delle considerazioni, vorrei tradurre alcune parti dell’articolo, per coloro che non masticano così bene l’inglese, perchè, ripulito dalle considerazioni di parte della stampa locale, comunque facilona e un po’ partigiana, è un punto di vista straordinariamente condivisibile della situazione attuale dopo la vittoria travolgente di Renzi alle primarie.

Speriamo che Renzi diventi il Blair Italiano

Maurice Saatchi disse che la vittoria elettorale di Blair del 1997 potrebbe esser spiegata con la cattura di una singola parola: Nuovo.
Questo è anche l’obbiettivo di Matteo Renzi, l’ammiratore di Blair eletto domenica con un margine sostanziale come segretario generale del Partito Democratico, la versione italiana del Labour (partito di Sinistra britannico). Indipendentemente da quello che pensiate di Mr. Blair, l’elezione del sindaco 38enne di Firenze è un raro momento di speranza per l’Italia e, davvero, per l’Europa.

Quello di qui l’Italia, che è stata l’economia con le peggiori prestazioni nel gruppo delle sette nazioni più ricche nei precedenti 15 anni, ha avuto lungamente bisogno sono state le 4 parole amate dai copy-writers di Lord Saatchi: nuovo, giovane, cambiamento e speranza.

Per troppo tempo la considerazione del “Bel Paese” è stata invece dominata da un certo 77enne ora associato con bunga-bunga e frode fiscale, Silvio Berlusconi, ma anche da altri gerontocrati e freni del cambiamento.

Un anno fa, quando il governo dei tecnocrati di Mario Monti stava giungendo al termine, e le elezioni generali si stavano avvicinando, il PD pareva essere il successore di Monti, ed il rinnovatore della nazione. Monti, infatti, era associato all’aumento delle tasse ed ai sacrifici, mentre si riteneva Berlusconi troppo screditato da suoi fallimenti come primo ministro in 8 dei precedenti 11 anni che non potesse avere una chance (questo punto di vista, secondo me, è più “europeo” che Italiano, purtroppo – nota personale).

Ma il PD falli la prova, scegliendo di essere guidato dalle vecchie correnti dell’apparato di partito più che da Renzi o da qualcun’altro di nuovo,  puntando al passato, non al futuro.
Per questo il beneficiario delle elezioni di febbraio fu il movimento 5 stelle di Beppe Grillo, il partito populista, anti-politica e anti-euro, che si è aggiudicato il 25 per cento dei voti, e Berlusconi che ha messo in scena una rimonta improbabile promettendo tagli alle tasse.

Il grande perdente dal risultante blocco conseguente fu l’Italia. E la vittima potenziale a lungo termine l’Europa.

Un anno dopo, finalmente, il PD si è svegliato e dopo aver annusato l’espresso (nota di colore sul caffè italiano), ha portato al voto 3 milioni di persone alle primarie del partito, che hanno scelto, in maniera impressionante, al 68 per cento Renzi. (In pratica Renzi ha riceveuto il doppio dei voti delle precedenti primarienota personale).
Anche così, sarebbe prematuro vestirlo della ghirlanda del nuovo messia d’Italia. La sua esperienza è solamente di nove anni ai piani alti della politica fiorentina, quattro dei quali come sindaco della città. Quando Blair divenne il capo dei Labour, nel 1994 (all’età di 41 anni) era comunque anch’egli troppo inesperto ma era stato almeno cresciuto nella politica nazionale. Renzi, fino ad oggi, è stato messo alla prova solo dai media nazionali, ha ancora molto da dimostrare.

Infatti, se un italiano è in animo di criticarlo, e molti, specialmente a sinistra sono pronti a farlo, gli muovono due accuse. La prima è che lui sia superficiale, un peso leggero, una zona senza sostanza. La seconda è che lui ricordi non tanto Blair, visto che molti stranieri pensano meglio di Blair rispetto a quanto facciamo noi britannici, ma più che altro Berlusconi.

La prima di queste accuse è seria e non senza cause: Renzi è stato evasivo quando si è trattato di dettagliare le politiche e non si è circondato con consiglieri esperti che potessero offrire una traccia rispetto a quello che potrebbe effettivamente proporre. La seconda, comunque, intesa come un insulto è in realtà un complimento: Significa che è effettivamente un grande comunicatore, uno che sembra riuscire a toccare le corde della gente comune. (Sul fatto che le politiche di dettaglio manchino sono parzialmente d’accordo anche se è vero che, specie per la politica economica, Renzi ha sempre fatto un po’ l’equilibrista, finora – Nota personale).

Questo è una risorsa incalcolabile, specialmente in periodi di disillusione e alienazione. Se l’Europa deve fuggire dalla depressione e salvare l’euro e l’Unione Europe, ha bisogno di politici capaci di parlare un linguaggio al tempo stesso di speranza e liberalismo, vendendo le riforme come una fonte di opportunità e rinnovamento, uno che mantiene la giustizia sociale mentre la ridefinisce.

L’austerità non è un messaggio vincente o sostenibile, come le prossime elezioni europee di maggio mostreranno, in tutto il continente. L’Europa invece ha bisogno di giovani, liberali capaci di entusiasmare, che è quanto Renzi ha rappresentato, finora.

Per Blair, il partito fu un problema più grande del paese. Per Renzi il partito sarà comunque duro, ma per il momento ha bisogno di lui più di quanto lui abbia bisogno del partito. La sua sfida più grande sarà di apparire sostanziale, serio e uomo di stato.

La differenza cruciale tra lui e Blair, è che mentre il Labour di Blair nel 1994 era all’opposizione, il PD di Renzi è al momento la forza politica alla guida della coalizione risicata di governo. Enrico Letta, il meno carismatico ma comunque rispettato collega riformista, è al momento il primo ministro.

Quello di cui ha bisogno ora Renzi è di appellarsi rispettosamente a Letta e definire con lui una lista di riforme che l’Italia può e dovrebbe portare a termine prima delle successive elezioni, nel 2014 o nel 2015. Per un fiorentino, co-operare con un pisano è sempre stato “tricky” (Complesso, anche se, tricky vuol dire molto di più in termini di sfumature).

Più seriamente, scontrarsi con un proprio collega di partito per forzare nuove elezioni più rapide sarebbe rischiare un suicidio politico. Renzi ha bisogno di essere paziente. Questa deve essere la sua speranza, se lui deve essere la speranza italiana.

Tutti i crediti riservati a Bill Emmot ed al Financial Times – Mi sono limitato a tradurre e ad aggiungere qualche commento al pezzo.

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2.7 milioni di $ di buone ragioni (e più!)

Pochissimi giorni fa, una coalizione tra il nuovo centro di Cyber Security di Microsoft e l’FBI, hanno dato l’assalto alla botnet ZeroAccess.

microsoft-fbi-crime-fightingQuesta BotNet, che, per il momento non è ancora salita agli onori delle cronache, è partita nel 2011, ed è cresciuta esponenzialmente, arrivando ad infettare 2.2 milioni di computer (stima Kindsight).

Il meccanismo è facile, c’è un rootkit anche piuttosto noto (ZeroAccess, appunto), che consente, sfruttando vulnerabilità conosciute e la pigrizia, unita alla poca competenza degli utenti, di installare un software a bordo di ciascuna macchina, capace di controllarla, facendogli eseguire, con una parte delle sue risorse, comandi lanciati dai centri di controllo della BotNet.

Il numero dei PC collegati alla rete è cresciuto in maniera incredibile, così come il numero degli utenti e, per quanto la sicurezza di base dei sistemi sia migliorata enormemente, è evidente che, se non si prendono alcune opportune precauzioni di base, diventa facile avere un sistema vulnerabile.

Ma il punto interessante, in realtà, non è affatto questo. Molto tempo addietro si “hackerava” un sistema per il piacere di vincere contro le misure di sicurezza. Il premio era, infatti, solamente la soddisfazione di avercela fatta.
Ora invece, per come si sta evolvendo l’economia internet, queste attività generano quantità di denaro spaventose.

Al momento, infatti, ed è la ragione per la quale c’è oggi una reazione forte a questa situazione, la Botnet consente di effettuare due operazioni ai suoi controllori: il BitCoin Mining e il Click Fraud.

Per chi non lo sapesse, il BitCoin Mining (allego un video esplicativo) è il sistema per “produrre” BitCoin fornendo, in cambio capacità computazioanale.
Ora, con un PC singolo, generare BitCoin fornendo capacità di calcolo, non è di per se super efficiente, ma immaginiamo di disporre di 800.000 PC attivi…
Grazie a questo, la BotNet ha generato (stima a settembre 2012, 2.7 milioni di dollari all’anno, ai suoi controllori) un discreto ritorno, specie considerando che quest’anno il valore dei BitCoin è quasi decuplicato.

E questo è uno dei due scopi, interessante soprattutto oggi che il BitCoin sta decollando come valore, ma non il più redditizio!

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(Mappa dei sistemi della BotNet ZeroAccess, in Europa)

Vista la crescita, infatti, della pubblicità online, ci sono moltissimi advertiser (promotori pubblicitari) che pagano nella modalità Pay per Click: Un utente di un sito, infatti, guadagna solamente dai click generati dalla pubblicità esposta da promotori che occupano gli spazi appositamente pensati.
Visto il numero dei siti che si pubblicizzano, controllare tutti diventa quasi impossibile, e gli stessi vengono pagati tramite transazioni remote, spesso con paypal, non tracciabili.
Con la botnet, quindi, vengono generati click fittizi su siti connessi ai suoi controllori, generando, quindi, flussi di denaro stimati intorno ai 100.000 dollari al giorno.

La crescita economica del valore delle attività su internet è esponenziale ed esplosiva, e questo porta e porterà sempre a maggiore sofisticazioni ed investimenti verso attività fraudolente che, oggi, generano quantità di denaro importanti già di per se, se le consideriamo rapportato al valore che questo denaro ha nelle economie meno sviluppate (India, Cina, Russia), risulta evidente come, per moltissime persone che abitano li, questa sia una strada molto più rapida ed efficace per generare denaro rispetto ad investire le loro competenze nella costruzione di valore.

Anche questa, tutto sommato, è una rivoluzione, e anche qui, la rapidità con la quale questi fenomeni accadono rende persone ed aziende spesso incapaci di reagire in maniera tempestiva.

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Il cloud computing e …. l’energia pulita?

Il cloud computing è certamente il fenomeno più dirompente che sta attraversando il panorama dell’IT in quest’ultimo decennio. Spinto dalla consumerizzazione ed abilitato dall’evoluzione della virtualizzazione e dalla ricchezza di banda internet disponibile, questo fenomeno assolutamente industriale sta cambiando le regole del gioco e le cambierà ancora per molto tempo.

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Mi trovo a parlare frequentemente con Clienti, partner, analisti riguardo al cloud computing, e mi rendo conto che stiamo gradualmente acquisendo consapevolezza di quella che sarà la portata di questo fenomeno, assolutamente industriale, che avrà un impatto economico sulla società analogo a quello avuto dall’introduzione dei processi industriali in altri settori (la produzione di auto, cibo, abbigliamento).

E’ facile anche vedere come il termine “cloud” stia diventando gradualmente anche una buzzword, un termine marketing per attrarre, che finisce per vestire offerte che, del cloud, hanno proprio poco. Il caso della “Nuvola italiana”, ad esempio, che, di cloud, ha si il modello di fruizione, e l’automazione alla base, ma che non può neppure lontanamente competere con le economie di scala dei cloud provider che domineranno lo scenario nel prossimo futuro.

Se si compara la spesa IT dei due più grandi cloud provider mondiali (Microsoft e Google), ad esempio, con la spesa complessiva del mercato italiano, si comprende la magnitudo di differenza: Durante l’ultimo trimestre dello scorso anno fiscale, Microsoft, da sola, ha speso 1,79 miliardi di dollari in “property and equipment” per i suoi datacenter.
Combinati con gli 1,61 miliardi di dollari di Google abbiamo 3,4 miliardi di dollari, pari a circa la metà del mercato IT nazionale hardware complessivo, ma per un anno.

La quantità degli investimenti che possono essere fatti da chi, peraltro, ha realizzato anche la tecnologia per gestirli, evolverli ed ottimizzarli (Amazon, ad esempio, quella tecnologia la acquista!) è semplicemente troppa. Anche aziende particolarmente ricche ormai utilizzano l’offerta cloud piuttosto che costruirne una ex-novo (Vedi Apple con iCloud che si appoggia su Windows Azure ed Amazon Web Services).

Cambiando punto di vista, quindi, e concentrandosi su cosa è industriale, è evidente che le possibilità di effettuare economie di scala sono enormi, la capacità di impattare sulla filiera dei produttori a monte, anche e, conseguentemente i fornitori di cloud riescono ad ottenere dei prezzi per l’offerta di elementi di base non paragonabili (Costo per GB dello storage, ad esempio) oltre a livelli di sicurezza, affidabilità, compliancy e certificazioni, scalabilità e flessibilità semplicemente di diversi ordini di grandezza superiori a quelli dei datacenter più importanti ma semplicemente “locali”.

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Anche per quanto riguarda le spese operative, le OpEx, le possibilità di fare economia sono notevoli: Dai datacenter in Norvegia di Facebook per ridurre i costi di raffreddamento, al raffrescamento per evaporazione del datacenter di Dublino di Microsoft (incredibile da vedere). Oltre a questo, c’è la spinta enorme verso le energie rinnovabili che consentono da una parte di ottenere dei grandissimi risparmi energetici, e dall’altro (e questo mi piace molto) di rendere l’IT un’industria Carbon Neutral, riducendone l’impatto ambientale.
Anche in questo caso, è da notare come, la progressione dell’industrializzazione, stia portando le aziende IT da investimenti minori nelle rinnovabili (pannelli fotovoltaici sui building), ad acquisti da parte di terzi, ad investimenti diretti, come quello, ad esempio del Keechi Wind Project, nel quale Microsoft si impegna direttamente ad acquistare per 20 anni 110 MW di energia pulita per i suoi nuovi datacenter di San Antonio.

Questa svolta è solo una delle continue evoluzioni e sfide per ridurre i costi, ricercare efficienza, aumentare le disponibilità, che, gli enormi investimenti nel cloud stanno portando. Tutti ne beneficeremo (e lo stiamo già facendo con la moltitudine di servizi gratuiti che già abbiamo, Dropbox, ad esempio, è possibile perchè si appoggia ad un servizio cloud!), e il ritmo di crescita sarà incredibile.

Sono tempi davvero interessanti quelli nei quali viviamo!

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