L’Italia vista dallo spazio [OT]

Ultimamente mi capita spesso di essere fuori Italia. Ci si confronta, si comprende, si guarda il mondo da un punto di vista diverso. In queste situazioni è buffo osservare come veniamo “visti” noi Italiani, e la nostra povera, meravigliosa Italia.

La potenza sconfinata del “made in Italy”, l’invidia per la moda italiana, l’attrazione per cucina, clima, arte, la simpatia innata che sappiamo trasmettere, l’ammirazione per le nostre meravigliose donne e…. la drammatica considerazione per la nostra situazione politica.

L’altro giorno ero in aereo, e, volando con una compagnia straniera (perdonami Alitalia, ma non ce l’ho fatta più davvero a gestire situazioni non consone a come penso sia adeguato), avevo solo a disposizione giornali stranieri. Opto per il Financial time, e, mentre sto cercando la pagina relativa alla tecnologia, mi cade l’occhio su un editoriale di Bill Emmott, un giornalista britannico molto attento all’Italia, da tempo. Il titolo, di per se, era attraente e un po’ dubbio: “Let us hope Renzi will become an italian Blair”.

Il dubbio è legato al fatto che, in UK, Blair diciamo che non è stato apprezzato particolarmente, specie verso la fine del suo mandato, l’attrattiva legata al fatto che la speranza UK (ed europea?) che Renzi diventi un Blair (peraltro uno dei modelli dichiarati dal Sindaco di Firenze) segnala un’attenzione positiva verso l’Italia che, spesso, scordiamo essere uno dei paesi fondatori dell’Unione Europea e, comunque, la terza economia dell’eurozona per PIL.

Più che fare delle considerazioni, vorrei tradurre alcune parti dell’articolo, per coloro che non masticano così bene l’inglese, perchè, ripulito dalle considerazioni di parte della stampa locale, comunque facilona e un po’ partigiana, è un punto di vista straordinariamente condivisibile della situazione attuale dopo la vittoria travolgente di Renzi alle primarie.

Speriamo che Renzi diventi il Blair Italiano

Maurice Saatchi disse che la vittoria elettorale di Blair del 1997 potrebbe esser spiegata con la cattura di una singola parola: Nuovo.
Questo è anche l’obbiettivo di Matteo Renzi, l’ammiratore di Blair eletto domenica con un margine sostanziale come segretario generale del Partito Democratico, la versione italiana del Labour (partito di Sinistra britannico). Indipendentemente da quello che pensiate di Mr. Blair, l’elezione del sindaco 38enne di Firenze è un raro momento di speranza per l’Italia e, davvero, per l’Europa.

Quello di qui l’Italia, che è stata l’economia con le peggiori prestazioni nel gruppo delle sette nazioni più ricche nei precedenti 15 anni, ha avuto lungamente bisogno sono state le 4 parole amate dai copy-writers di Lord Saatchi: nuovo, giovane, cambiamento e speranza.

Per troppo tempo la considerazione del “Bel Paese” è stata invece dominata da un certo 77enne ora associato con bunga-bunga e frode fiscale, Silvio Berlusconi, ma anche da altri gerontocrati e freni del cambiamento.

Un anno fa, quando il governo dei tecnocrati di Mario Monti stava giungendo al termine, e le elezioni generali si stavano avvicinando, il PD pareva essere il successore di Monti, ed il rinnovatore della nazione. Monti, infatti, era associato all’aumento delle tasse ed ai sacrifici, mentre si riteneva Berlusconi troppo screditato da suoi fallimenti come primo ministro in 8 dei precedenti 11 anni che non potesse avere una chance (questo punto di vista, secondo me, è più “europeo” che Italiano, purtroppo – nota personale).

Ma il PD falli la prova, scegliendo di essere guidato dalle vecchie correnti dell’apparato di partito più che da Renzi o da qualcun’altro di nuovo,  puntando al passato, non al futuro.
Per questo il beneficiario delle elezioni di febbraio fu il movimento 5 stelle di Beppe Grillo, il partito populista, anti-politica e anti-euro, che si è aggiudicato il 25 per cento dei voti, e Berlusconi che ha messo in scena una rimonta improbabile promettendo tagli alle tasse.

Il grande perdente dal risultante blocco conseguente fu l’Italia. E la vittima potenziale a lungo termine l’Europa.

Un anno dopo, finalmente, il PD si è svegliato e dopo aver annusato l’espresso (nota di colore sul caffè italiano), ha portato al voto 3 milioni di persone alle primarie del partito, che hanno scelto, in maniera impressionante, al 68 per cento Renzi. (In pratica Renzi ha riceveuto il doppio dei voti delle precedenti primarienota personale).
Anche così, sarebbe prematuro vestirlo della ghirlanda del nuovo messia d’Italia. La sua esperienza è solamente di nove anni ai piani alti della politica fiorentina, quattro dei quali come sindaco della città. Quando Blair divenne il capo dei Labour, nel 1994 (all’età di 41 anni) era comunque anch’egli troppo inesperto ma era stato almeno cresciuto nella politica nazionale. Renzi, fino ad oggi, è stato messo alla prova solo dai media nazionali, ha ancora molto da dimostrare.

Infatti, se un italiano è in animo di criticarlo, e molti, specialmente a sinistra sono pronti a farlo, gli muovono due accuse. La prima è che lui sia superficiale, un peso leggero, una zona senza sostanza. La seconda è che lui ricordi non tanto Blair, visto che molti stranieri pensano meglio di Blair rispetto a quanto facciamo noi britannici, ma più che altro Berlusconi.

La prima di queste accuse è seria e non senza cause: Renzi è stato evasivo quando si è trattato di dettagliare le politiche e non si è circondato con consiglieri esperti che potessero offrire una traccia rispetto a quello che potrebbe effettivamente proporre. La seconda, comunque, intesa come un insulto è in realtà un complimento: Significa che è effettivamente un grande comunicatore, uno che sembra riuscire a toccare le corde della gente comune. (Sul fatto che le politiche di dettaglio manchino sono parzialmente d’accordo anche se è vero che, specie per la politica economica, Renzi ha sempre fatto un po’ l’equilibrista, finora – Nota personale).

Questo è una risorsa incalcolabile, specialmente in periodi di disillusione e alienazione. Se l’Europa deve fuggire dalla depressione e salvare l’euro e l’Unione Europe, ha bisogno di politici capaci di parlare un linguaggio al tempo stesso di speranza e liberalismo, vendendo le riforme come una fonte di opportunità e rinnovamento, uno che mantiene la giustizia sociale mentre la ridefinisce.

L’austerità non è un messaggio vincente o sostenibile, come le prossime elezioni europee di maggio mostreranno, in tutto il continente. L’Europa invece ha bisogno di giovani, liberali capaci di entusiasmare, che è quanto Renzi ha rappresentato, finora.

Per Blair, il partito fu un problema più grande del paese. Per Renzi il partito sarà comunque duro, ma per il momento ha bisogno di lui più di quanto lui abbia bisogno del partito. La sua sfida più grande sarà di apparire sostanziale, serio e uomo di stato.

La differenza cruciale tra lui e Blair, è che mentre il Labour di Blair nel 1994 era all’opposizione, il PD di Renzi è al momento la forza politica alla guida della coalizione risicata di governo. Enrico Letta, il meno carismatico ma comunque rispettato collega riformista, è al momento il primo ministro.

Quello di cui ha bisogno ora Renzi è di appellarsi rispettosamente a Letta e definire con lui una lista di riforme che l’Italia può e dovrebbe portare a termine prima delle successive elezioni, nel 2014 o nel 2015. Per un fiorentino, co-operare con un pisano è sempre stato “tricky” (Complesso, anche se, tricky vuol dire molto di più in termini di sfumature).

Più seriamente, scontrarsi con un proprio collega di partito per forzare nuove elezioni più rapide sarebbe rischiare un suicidio politico. Renzi ha bisogno di essere paziente. Questa deve essere la sua speranza, se lui deve essere la speranza italiana.

Tutti i crediti riservati a Bill Emmot ed al Financial Times – Mi sono limitato a tradurre e ad aggiungere qualche commento al pezzo.

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About Andrea Pescino

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